I tedeschi, che sono "i tedeschi", ci hanno messo quattro anni per attuare il cosiddetto Piano Hartz che all’inizio degli anni Duemila, con il governo di Gerhard Schröder, rivoluzionò i servizi per il lavoro in Germania. Noi, che nella versione grillina di Luigi Di Maio crediamo di essere i soliti italiani fenomeni, abbiamo pensato bene che il reddito di cittadinanza potesse funzionare in soli tre mesi, spingendo strumentalmente sull’acceleratore perché partisse prima del voto del 26 maggio. 

Eppure, come accade ai furbetti dell’ultim’ora, i fatti hanno la testa dura e la forza delle cose è stata tale che non solo gli italiani non ci sono cascati e hanno penalizzato elettoralmente proprio i grillini, registi dell’operazione. Ma, alla prova della realtà, la misura-bandiera del Movimento rischia di rimanere solo un sussidio assistenziale senza trasformarsi in un ponte verso il lavoro neanche per coloro che sono nelle condizioni di essere avviati lungo un percorso formativo-professionale.

E così c’è ben poco da sorprendersi oggi che l’Agenzia nazionale per le politiche attive e i Centri pubblici per l’impiego delle regioni non riescano neanche a convocare uno solo dei 120 mila destinatari del beneficio potenzialmente occupabili. Figuriamoci se e quando riusciranno a offrire loro un’opportunità lavorativa.

Il grande buco nero di tutta la fragile impalcatura che regge l’operazione è proprio nella mancata rifondazione in via preventiva di tutta la rete di strutture pubbliche che presiedono o, meglio, salvo qualche eccezione, non presiedono, all’orientamento e alle politiche attive per il lavoro. Ci voleva un’opera paziente e certosina per rimuovere le antiche incrostazioni e le gravi inefficienze gestionali e operative che hanno da sempre caratterizzato i servizi pubblici per l’occupazione nel nostro Paese. E invece, abbiamo pensato che, al posto delle riforme vere e profonde, bastassero un tocco di propaganda a buon mercato come l’invenzione dei navigator (precari che dovrebbero trovare un lavoro stabile agli altri) e la chiamata dal Mississippi del guru italo-americano Mimmo Parisi. Mosse da italiani furbetti, insomma. E i risultati si vedono.