La storia del reddito di cittadinanza, per come è stato astrusamente congegnato, non è solo la storia di un flop annunciato. È la metafora della distanza tra l’ideologia e la realtà e, ugualmente, tra la propaganda della politica e la vita quotidiana delle famiglie. I numeri, infatti, hanno la testa dura e stanno lì a dimostrarlo: a oggi lo ha ottenuto la metà della platea potenziale e al massimo si arriverà ai due terzi. Non solo. L’80 per cento dei beneficiari avrà un sussidio comunque al di sotto (e spesso molto al di sotto) della cifra, più mitologica che mitica, dei 780 euro mensili. Nelle casse dello Stato rimarrà, così, ben più di un terzo delle risorse stanziate e, dunque, anche la spinta sui consumi e sulla crescita sarà risibile.

L’ideologia, dunque. È quella del professor Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, e dei suoi seguaci tardo-marxisti o post-keynesiani di ritorno. La politica è quella del capo grillino e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. Entrambi hanno teorizzato e spiegato al mondo, chi per malconcepita convinzione chi per calcolo politico, che si poteva abolire la povertà per decreto. E che, ancora per decreto, si poteva addirittura azzerare o quasi la disoccupazione, perché, grazie alle arti magiche dei navigator, i destinatari del sussidio avrebbero potuto scegliere, manco a dirlo, tra tre offerte di lavoro prima di decidere che cosa fare. 

Così come otto mesi prima, sempre gli stessi protagonisti, avevano divulgato il verbo secondo il quale si poteva cancellare, di nuovo per decreto, la precarietà del lavoro. La realtà, invece, è quella della dura, spesso drammatica, vita quotidiana di milioni di famiglie, giovani, disoccupati. Di tutti coloro che sono stati indotti a illudersi che stesse per cominciare davvero una nuova era con qualche aiuto concreto e qualche opportunità di impiego in più e che, invece, oggi si ritrovano a fare i conti con la povertà e la disoccupazione di sempre. Senza che neanche l’economia italiana nel suo insieme ne tragga beneficio: perché anche il velo (o l’alibi) dell’effetto benefico sui consumi è caduto.