Allacciate le cinture, stiamo entrando in recessione. La conferma l’avremo solo a fine mese, quando si conoscerà l’andamento del Pil nell’ultimo trimestre del 2018, ma il dato pesantemente negativo sulla produzione industriale – in particolare quella del settore auto – reso noto ieri e relativo a novembre, ci dice che la probabilità che anche quei tre mesi, come i precedenti tre, si chiudano con il segno meno, è altissima. Con ciò, da un lato, facendoci entrare in quella congiuntura che gli economisti chiamano pudicamente "recessione tecnica", e dall’altro, spalancando le porte anche a un primo trimestre 2019 altrettanto negativo, il che farebbe scattare la piena recessione. 

E siccome anche negli altri paesi europei, Germania in testa, i dati sulla produzione industriale e dunque sul Pil iniziano a essere inquietanti, è evidente che più che al "mezzo gaudio" il "male comune" induce a pensare che a soffrirne saremo più noi, visto che siamo un paese esportatore che ha nell’Europa, e in particolare nella Germania, i suoi principali mercati di sbocco. 

Ma che l’anno passato si archivi con qualche decimo di punto in meno di quanto a suo tempo previsto prima dal governo Gentiloni e poi da quello pentaleghista, è cosa che ormai importa poco. Più importante, invece, è capire la ricaduta di questa contrazione dell’economia sull’anno appena iniziato. Perché se è vero che nella legge di bilancio l’aspettativa di crescita del Pil è stata ridimensionata dall’1,5% all’1%, le stime che ora girano è che non si andrà oltre il mezzo punto, visto che l’1% farà fatica a conquistarlo la Germania, che resta di certo un’economia più forte della nostra. Cosa questa, che farebbe sballare i conti della manovra. E se dovessero saltare gli obiettivi concordati con Bruxelles, scatterebbe (almeno parzialmente) l’aumento dell’Iva previsto nelle clausole di salvaguardia. Con tutto quello che significherebbe sul piano politico.

Naturalmente, il governo dice "meno male che abbiamo fatto la manovra sulla crescita". Ma c’è ancora qualcuno, anche dentro l’esecutivo e nei partiti di maggioranza, che ci crede a questa favoletta? 
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