Eppure, solo qualche mese fa, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, aveva fatto pubblica ammenda della "politica di austerità" (per usare un eufemismo) imposta alla Grecia stremata, definendola "avventata". Lacrime di coccodrillo, aveva osservato più di un commentatore. Lacrime finte, verrebbe da aggiungere oggi, a scorrere la ricetta impietosa predisposta per l’Italia dai "medici" di Bruxelles. 

Intendiamoci, che l’Italia debba fare i compiti a casa sui debiti accumulati ed evitare pericolose e isolate sfide all’Europa sul deficit, è difficilmente contestabile. E, dunque, Matteo Salvini e Luigi Di Maio farebbero bene a non infilarsi in battaglie che possono solo perdere: come dimostra la repentina e imbarazzante retromarcia dell’autunno scorso proprio sulla percentuale del rapporto deficit/Pil. 

Ma è altrettanto fallace ritenere, come prescrivono i feroci censori della Commissione europea (peraltro scaduta), che si possano mettere a posto le finanze pubbliche italiane triplicando le tasse sulla casa (fino a quota 100 miliardi e oltre), facendo scattare la stangata sull’Iva da 50 miliardi in due anni, cancellando Quota 100 e introducendo il ricalcolo contributivo delle vecchie pensioni.

Come si dice con frase fatta: "Così, però, sono buoni tutti". Non c’è bisogno di economisti e neanche di ragionieri: si spreme e si taglia, e il gioco è fatto. 

Peccato, però, che proprio la storia di questi anni abbia dimostrato il plateale fallimento economico delle rigide politiche rigoriste modello Troika. E il conseguente fallimento politico, con la crescita esponenziale del risentimento anti-Europa e dei movimenti populisti. 

Ma quale è l’alternativa all’austerità propugnata dai falchi di Bruxelles (come anche da quelli nostrani)? Di sicuro non l’assistenzialismo garantito dal reddito di cittadinanza (che, guarda caso, ai commissari non dispiace). Ma, ad esempio, un Piano Marshall a base di investimenti infrastrutturali che trasformi l’intero Paese in un immenso cantiere. E, insieme, un programma credibile di tagli fiscali finanziato con sforbiciate alla spesa pubblica improduttiva.