Se anche l’ultimo scippatore non ha i brividi quando vede una divisa, se anche il ladro di motorini pensa di poter sfidare gli agenti, se anche il furfantello di quartiere ha la consapevolezza di farla franca se viene preso, allora vuol dire che il sistema dell’ordine pubblico e della sicurezza in sinergia con quello della giustizia, è saltato. E non da ieri, ma da troppo tempo. Non è l’ora delle polemiche e delle strumentalizzazioni, è vero, di tirare da una parte o dall’altra la tragedia, gravissima quanto inimmaginabile, di Trieste. Ma è il tempo di fare e reagire. Sennò potrà accadere di nuovo. Tra una settimana, un mese o chissà. Quando uno qualsiasi che ha litigato con la vita degli altri e che non ha nulla da perdere penserà che una questura non è l’anticamera della legge e della giustizia, ma uno scenario da film dove può mettere in atto un piano improvvisato, folle e pazzesco, per crearsi dal nulla una via d’uscita sul sangue degli agenti che lo hanno fermato. 

L’agente scelto e il suo collega non torneranno più a casa, a Napoli e Velletri. Pierluigi e Matteo, anche loro servitori dello Stato, come quelli che sono stati uccisi dal terrorismo o dalla mafia. E allora tutti i servitori dello Stato devono essere tutelati per rispetto del lavoro che fanno, in nome del benessere della collettività, e per la divisa che indossano. Sono troppo soli, troppo pochi, troppo esposti a dinamiche sociali negativamente modificate. 

Non si può morire così. Vuol dire che le certezze del nostro vivere quotidiano svaniscono. C’è un senso di impunità che va arrestato, messo in galera e buttata la chiave. C’è troppa gente che se ne infischia della legge, che rischia e che non ha più paura di fronte ai lampeggianti blu. Ha detto bene un sindacalista del Siulp: "C’è necessità di rinsaldare tutte le articolazioni dello Stato in un solco unitario a difesa della sicurezza dei cittadini e delle istituzioni democratiche per garantire maggiore certezza della pena ma anche rinnovare lo slancio ideale che anima le migliaia di donne e uomini in uniforme al servizio della collettività". È tempo delle lacrime e della rabbia, ma anche di capire una volta per tutte che la sicurezza è un valore di tutti e per tutti.