Il danno è tratto. Se Matteo Salvini vincerà le elezioni regionali in Emilia-Romagna sa già chi, tra i tanti, merita un ringraziamento del giorno dopo: chi, al governo, ha pensato la plastic tax, la tassa sulla plastica. Peggio di un dito nell’occhio per Stefano Bonaccini. Anche se la misura dovesse essere rivista o dimenticata, lascia il segno sulla campagna elettorale e apre una breccia nel fronte sul quale Bonaccini può giocare più sicuro: il fronte delle imprese. Un capolavoro di strategia giallorossa, un regalo di Natale per Matteo Salvini e Lucia Borgonzoni. Che non ne avrebbero neppure bisogno.

Fin qui, però, è politica. Il resto sono crescita e posti di lavoro contro misure che con l’ambiente c’entrano poco o nulla: semplicemente, la plastic tax è un ottimo modo per sposare i bisogni di cassa alla voglia di cavalcare l’ultima moda green. E pazienza se a colpi di tasse non si ridurrà la plastica, ma si ridurrà, se non il numero delle imprese, la loro capacità di innovare, trasformarsi, creare una economia verde reale come molte hanno già fatto. Specie in Emilia-Romagna.

La packaging valley – secondo Confindustria Emilia – dà lavoro a 17mila persone, 230 sono le imprese attive nel settore n regione. Producono un fatturato di 5 miliardi all’anno, il 63% dei ricavi nazionali. Ma le preoccupazioni sono le stesse che vive, per esempio, un altro distretto d’eccellenza come il biomedicale di Mirandola. Una miniera d’oro per il Pil scambiata per un bancomat. E’ la conferma che a Roma non hanno mai capito come funziona questa regione: la sua storia di botteghe artigiane che si fanno impresa fino a diventare multinazionali. Anche a prendere per buone le promesse di ripensamenti e il pressing dei diretti interessati, Bonaccini in testa, preoccupa la faciloneria con la quale si è buttato un provvedimento in pasto alla campagna elettorale. Fosse tassabile avremmo risanato i conti pubblici.