Tanto per cambiare, il Partito democratico sta vivendo una delle sue ricorrenti crisi interne, e si trova nella situazione surreale di quella squadra di calcio in cui l’ex allenatore, esonerato per aver perso il campionato, è comunque in tribuna a fare la formazione e dettare i tempi di gioco, con la squadra in campo che non sa se obbedire al mister di prima o a quello che siede attualmente in panchina. È vero che viviamo nell’epoca dei due papi e in un certo senso tutto è possibile, ma è evidente che una situazione di questo genere non potrà andare avanti per molto.

La realtà è che dietro la sortita di Matteo Renzi sul governissimo e la presa di posizione di Zingaretti anti-governicchio si sta giocando il girone di ritorno dell’ultimo congresso dem. Uno scontro dal quale stavolta non usciranno prigionieri. Per tutti e due è un all in, come quando sul tavolo da poker si gettano le fiches rimaste a disposizione. Zingaretti sa che un segretario di un partito che non controlla i gruppi parlamentari non è un segretario, ed è ben cosciente che se i deputati e senatori democratici finiranno per dar retta a Renzi e non a lui la sua segreteria di fatto finirebbe. 

L’ex sindaco di Firenze d’altro canto non si nasconde che con la proposta di un governo aperto ai Cinquestelle contraddice la narrazione dei suoi ultimi quindici mesi di attività, inutile girarci attorno, e ci si mette pochissimo a passare da padre della patria che apre una nuova fase a fare invece la figura di uno Scilipoti qualunque, alla disperata ricerca di voti in Parlamento per salvare un po’ di posti e soprattutto per tenersi aperta una prospettiva politica personale. Il confine è labilissimo e gli umori della gente non sono facilmente prevedibili. Peraltro è vero che la fase politica è contorta e mal si adatta a soluzioni prêt-à-porter, ma la forza di Matteo Renzi è sempre stata quella della linearità dell’azione e del pensiero. E se il suo tentativo dovesse fallire, sommerebbe questa sconfitta politica alle non poche rimediate dal referendum in avanti. La sua stessa ipotetica uscita per la formazione di un nuovo partito ne verrebbe pesantemente intaccata.