Il presidente del consiglio Giuseppe Conte assume l’iniziativa e sul tema migranti decide di fare il Salvini alcuni giorni dopo che Salvini è finito sotto processo per aver a suo tempo fatto quello che ora Conte chiede («non tollereremo che si entri in Italia, saremo durissimi»), marcando così uno spazio di agibilità politica propria che la balcanizzazione dei Cinquestelle e i balbettii del Pd stavano pericolosamente sfilacciando. I soldi dell’Europa arriveranno, ma potranno essere impiegati solo se il governo ritroverà un minimo di compattezza per presentare progetti di spesa coerenti e passabili sotto le forche caudine dei rigidi controllori europei

Conte ha spiegato che "sui migranti occorre essere duri e inflessibili", e così facendo ha cercato di riportare un po’ d’ordine all’interno delle correnti Cinquestelle ma soprattutto di mettere all’angolo un Pd che nell’immigrazione vive il caleidoscopio delle proprie contraddizioni: salgono sulle navi, vanno in soccorso di tutte le Carole che passano, votano contro Salvini ma quando si tratta di elaborare una strategia compiuta non ci riescono. Su uno dei temi che dovrebbero essere fondanti della propria azione politica, diciamo identitari, i democratici del dopo-Minniti non entrano in sintonia con il Paese o anche solo con la Realtà, e restano prigionieri di una sorta di "vorrei ma non posso" che ne evidenzia il vuoto.

Conte capisce lo stato di incertezza del Pd e ne approfitta, giostrando abilmente sulle debolezze altrui. La politica è questione di forza, ma come in una leva a volte anche la sua mancanza produce effetti. E in questo gioco di specchi, è proprio il Pd a uscire con le ossa rotte. Alle continue pressioni dem per prendere il Mes, il premier ha risposto picche e almeno per il momento picche resta, sui decreti sicurezza il Nazareno sta rappresentando solo una triste tragicommedia, senza parlare delle incertezze sulla legge elettorale e sul referendum per la riduzione degli eletti, su cui pare adesso Zingaretti e compagni inizino a nutrire serissimi dubbi. Accorgendosi solo ora che abboccare all’amo populista del "Si" al taglio ha finito per rappresentare una concessione a chi ti tiene al guinzaglio. Conte gode di queste mollezze varie e variabili (il "caso Spadafora" in casa 5S è l’ultimo della serie) e capisce che in tale tric-trac il punto di equilibrio della leva è lui e lui soltanto. Certo, servirà molta abilità manovriera, perché gli stress test delle elezioni regionali e del Recovery Found metteranno a dura prova la tenuta dell’esecutivo. Ma per chi nel volgere di un mattino è passato dal guidare due governi di colori opposti potrebbe non rappresentare un eccessivo problema.