Si fa presto a dire viaggio. Se non usi l’auto, fai un biglietto, sali e parti. In teoria. Ma in pratica? Come? Dove? In aereo? In treno? Su quale treno? In autobus? In quale regione? E pensare che abbiamo fatto pensose e rabbiose riflessioni ai tempi del lockdown sulla Babele di regole sanitarie e di distanziamento con cui le varie istituzioni ci bombardavano: ciò che era proibito in un posto, era consentito un isolato più in là; e le distanze massime da cui ci si poteva allontanare da casa forniti di apposito cane, variavano da comune a comune fino a un minimo di 80 metri, più o meno la lunghezza di un guinzaglio.

Bene, se vogliamo fare dell’ironia, tutto ciò pare un meccanismo ordinato e razionale rispetto alla confusione che regna ora nei trasporti; se vogliamo essere seri, si può dire che la lezione non è servita. Bocciati. Il risultato è che sui treni nelle passate 48 ore sono stati venduti biglietti a vagone pieno in base a una ordinanza del ministero dei Trasporti, e che tutto ciò è stato cancellato al volo da una disposizione contraria del ministero della Salute. Parliamo delle Frecce e degli Intercity, perché sui locali, con la scusa della breve percorrenza, vale sempre la regola del carro bestiame, a distanziamento zero, e per di più con decisione regionale, perché la competenza in questi casi è appunto delle regioni. Così ci sono migliaia di persone rimaste a terra dopo il rapido ripristino delle regole di sicurezza, e altre migliaia che nelle prossime ore non sapranno se e come arriveranno a destinazione. E non per colpa dei gestori. Allora, alcune osservazioni. Se non si intendono Regioni e Stato, che almeno il Governo si intenda al suo interno, impresa molto ardua, come vediamo quotidianamente.

Se il problema di queste ordinanze è spesso interpretativo, incomincino a fare una cosa semplice: a scriverle in italiano, soggetto, verbo, complemento oggetto; vedrete che ci saranno meno equivoci. Infine una curiosità: perché in aereo ammassati l’uno all’altro e in treno no? Mistero. Detto questo, pensiamo che il virus non sia sconfitto e che abbia fatto bene il ministro Speranza a ripristinare regole di distanziamento in un luogo che può essere affollato come un vagone ferroviario. Pensiamo che faccia male chi consente invece che treni, metro, e bus siano riempibili al 100%. Pensiamo soprattutto che il Covid-19 sia uno, e se le regole sono mille (e contraddittorie) alla fine vince lui, e noi perdiamo. Non solo il treno.