Capisco benissimo il desiderio, o meglio l’esigenza di Davide Rondoni. Il cristianesimo è carnalità, resurrezione dei corpi e non sopravvivenza delle anime. La mancanza di un contatto fisico con la comunità – specie nel giorno di Pasqua – è una ferita. Un collega e amico che lavora in questo giornale, e che non è propriamente un baciapile, mi ha confidato nei giorni scorsi: «Sono sempre andato a messa più che altro per far piacere a mia moglie. Ma adesso che non ce l’ho, la comunione mi manca moltissimo».

Detto e compreso tutto questo, sono però convinto che riaprire le chiese per la messa di Pasqua sarebbe un grave errore. Anzi, sarebbe una follia. Quasi una violazione del quinto comandamento. Chiedo scusa ai lettori se cito ancora una volta i Promessi Sposi, ma è il solo libro che tengo sempre (da quando ero ragazzo) sul comodino, trovando in ogni occasione spunti formidabili per capire l’umano. L’edizione che sto rileggendo in questi giorni ha, fra l’altro, un’introduzione di Davide Rondoni. Ebbene, voglio ricordare che cosa accadde quando il cardinal Federigo cedette alle pressioni e si lasciò convincere nel fare una processione, per le vie di Milano, con le reliquie di San Carlo.

"La processione uscì, sull’alba, dal duomo. Andava dinnanzi una lunga schiera di popolo, donne la più parte (…) Venivan poi l’arti, precedute dai loro gonfaloni, le confraternite, in abiti vari di forme e di colori; poi le fraterie, poi il clero secolare..." eccetera. "La processione passò per tutti i quartieri della città (…) Ed ecco il giorno seguente, mentre appunto regnava quella presontuosa fiducia, anzi in molti una fanatica sicurezza che la processione dovesse aver troncato la peste, le morti crebbero, in ogni classe, in ogni parte della città, a un tal eccesso, con un salto così subitaneo, che non ci fu chi non ne vedesse la causa, o l’occasione, nella processione medesima".

E non si pensi che il mondo di oggi sia più sicuro di quello del Seicento. Al contrario, il contagio corre per il pianeta ben più veloce di allora. Vi immaginate poi quanta gente, con il pretesto della messa, uscirebbe di casa? Temo che guardando le autocertificazioni taroccate, scopriremmo all’improvviso che i cattolici praticanti sono quintuplicati. Dio – se esiste come mi auguro – saprà essere presente anche nelle nostre case. E quindi spero che la Chiesa sappia far tesoro della sua antica virtù (cardinale) della prudenza.