Paolo Savona (Ansa)
Paolo Savona (Ansa)

Roma, 26 maggio 2018 - Sul tavolo di Sergio Mattarella, alla casella Economia, c’è il nome di Paolo Savona. In un gabinetto fatto in larga parte di debuttanti, piaccia o non piaccia, il curriculum di Savona è di gran lunga uno dei più prestigiosi, se non il più prestigioso. Per titoli (è stato allievo di Franco Modigliani al Mit di Boston prima di far carriera in Banca d’Italia e nel mondo accademico), esperienza economica e politica, conoscenza dei mercati finanziari. Dalle ultime telefonate che ancora ieri gli hanno fatto Salvini, Di Maio e lo stesso presidente incaricato Conte sembrerebbe che la sua posizione nella lista dei ministri proposta al capo dello Stato non abbia subito scosse. Eppure gli vengono addebitati la crescita dello spread, la flessione della Borsa, l’inquietudine dell’Europa. Di qui la cautela del presidente della Repubblica che gradirebbe una soluzione diversa. A 82 anni Savona non è un Giamburrasca. Ritiene (e non è il solo) che l’euro nei suoi 25 anni di vita finanziaria non abbia giovato alla crescita dell’Italia. Due governatori della Banca d’Italia (Baffi e Fazio) ritenevano che non fossimo pronti per la moneta unica. Altri due (Carli e Ciampi) la pensavano diversamente (il primo con sofferenza, il secondo con determinazione) e hanno vinto. 

 Savona è convinto che la Germania abbia sempre tentato di dominare l’Europa, prima con le armi e poi con la moneta. E questo è un fatto, prima che un’opinione. E che dopo la ‘rivoluzione’ (così la chiama) del 4 marzo non si possa far finta che niente sia accaduto. In Italia e in Europa. Da qui a immaginare che il professore voglia smontare il sistema ce ne corre. Vuole soltanto portare avanti una politica diversa dal passato in un governo diverso dal passato. Ma un governo è fatto di equilibri. E allora converrà accostare al nome di Savona quello del giovane ambasciatore in Qatar Pasquale Salzano candidato agli Esteri. Preferito probabilmente al più esperto Giampiero Massolo perché meno moderato politicamente, è pur sempre un diplomatico. E quello di Moavero Milanesi, già ministro di Monti e di Letta, con quattro quarti di nobiltà europeista. Immaginare che la presenza di Savona all’Economia porti l’Italia fuori dell’Euro è una sciocchezza. Ma se all’estero c’è una alluvione di libri sull’ondata ‘populista’ frutto della frustrazione di intere classi sociali nella maggior parte dei paesi, è difficile che i discorsi con Bruxelles possano restare gli stessi di ieri. Il compito più difficile di Savona, se andasse in via XX Settembre, sarebbe comunque di gestire le promesse di Flat Tax e di Reddito di cittadinanza senza scassare i conti dello Stato. Nei delicati equilibri tra Lega e Cinque Stelle, sul suo nome si gioca addirittura la possibilità di formare il governo. Salvini ci ha messo la faccia, trovando la solidarietà di Di Maio e la rassegnazione di Conte. Oggi vedremo quale lista uscirà dal Quirinale.