LE SOLUZIONI sono economiche. Le scelte, però, sono politiche. Solo che Luigi Di Maio e Matteo Salvini, a pochissimi giorni da un voto decisivo, temono come la peste qualsiasi assunzione di responsabilità sui conti pubblici. Ma il ministro Giovanni Tria (con la sponda istituzionale del Quirinale) non esita a metterli di fronte alla prova del fuoco della realtà: il re è nudo. E come ha spiegato in più occasioni "bisognerà fare delle scelte, scelte politiche, perché non si può immaginare di poter rispettare gli impegni presi su deficit e debito e al tempo stesso abbassare le tasse e aumentare le spese".

INSOMMA, il responsabile dell’Economia non fa sconti né ai vicepremier né a se stesso. E non è un caso che, anche dall’opposizione, siano costretti a riconoscere che il ministro "dice la verità". E la verità, nella sua elementarità, è che subito dopo il 26 maggio i leader di Lega e 5 Stelle dovranno smetterla di giocare alla piccola polemica quotidiana e confrontarsi, senza più alibi, coi mercati e con un’Europa che, quale che sia la nuova maggioranza continentale, ci presenterà un conto da almeno 40 miliardi di euro. Dal 27 maggio la bolla elettorale nella quale siamo immersi fino al collo scoppierà e, come avvisa Tria, bisognerà cominciare a scegliere. E così è inutile almanaccare sull’Iva: se ci andrà bene, aumenterà "solo" di 10 miliardi. Ma non è da escludere che la stangata possa essere più gravosa. La flat tax? Per tentare di avviarla, andranno cancellati con un tratto di penna gli 80 euro di Matteo Renzi. E non sarà sufficiente: servirà una sforbiciata non superficiale alla giungla delle cosiddette tax expenditures, le agevolazioni e gli sgravi che categorie e lobby hanno conquistato nei decenni.

A QUEL PUNTO, con questi compiti a casa fatti (il minimo sindacale), ci potremo presentare a trattare con la nuova Commissione di Bruxelles: e se non vorremo pagare dazio (con una procedura di infrazione che nessun sovranista austriaco o ungherese e nessun falco rigorista olandese o nordico ci vorrà risparmiare), dovremo stare a tutti i costi al di sotto del 3% nel rapporto deficit-Pil. E allora, altro che miliardo per la famiglia: i sacrifici da compiere saranno ben più pesanti.