Luigi Di Maio (ImagoE)
Luigi Di Maio (ImagoE)

Roma, 18 ottobre 2018 - Insomma, siamo al condono a sua insaputa. È questa l’ultima vetta, non si sa se comica o tragica o tutte e due le cose insieme, toccata da Luigi Di Maio nella sorprendente e allarmante denuncia della manipolazione del testo del decreto fiscale approvato dal Consiglio dei Ministri lunedì scorso.

E così, dopo la manina che avrebbe manomesso la relazione tecnica non gradita del decreto Dignità, dopo i puntini sospensivi introdotti non si sa ugualmente da chi nel provvedimento sulla ricostruzione del ponte di Genova, ora siamo addirittura ai sabotatori della sanatoria perduta.

Se ancora esistesse il senso del ridicolo, se non fosse diventata merce rarissima, il leader grillino si renderebbe conto da solo che un’uscita di tal fatta non sta, mai come in questo caso, né in cielo né in terra. Perché delle due, l’una. O non era consapevole di quello che approvava l’altra sera a Palazzo Chigi e, allora, la vicenda si fa preoccupante per lui, ma soprattutto per noi. Perché un testo di quella portata è oggetto di una lunga fase di elaborazione, confronto, consultazione: e, nella specifica circostanza, lo è stato fino all’ultimo minuto, come raccontano tutte le cronache di quelle ore convulse. Dunque, se lui e i suoi collaboratori non si sono davvero accorti delle norme più delicate inserite nel provvedimento, non si capisce che cosa ci stanno a fare lì dove stanno: per una volta, aggiungiamo, avendole lette, non sono scritte neanche in burocratese da ufficio legislativo.

Se, invece, una volta visto «l’effetto che fa», principalmente sui suoi parlamentari e sulla sua base, il capo dei 5 Stelle si è pentito di quello che ha lasciato passare, allora lo dicesse apertamente. Succede, può succedere di cambiare idea: d’altra parte, lui non è lo stesso che una sera di qualche mese fa chiedeva l’impeachment del presidente della Repubblica, salvo presentarsi al Quirinale, la mattina dopo, per proclamare stima imperitura al capo dello Stato? Dunque, ci risparmi la teoria dell’ennesimo complotto e faccia cancellare il decreto. Senza chiamare in causa presunti manovratori che nottetempo sostituiscono commi e capoversi, addirittura un intero articolo. Di certo, non può pensare che abbiamo mandato il cervello all’ammasso e berci la sua versione di questa inverosimile storia.

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