QUALCUNO deve avere preso un foglio e fatto veramente due calcoli per poi decidere che era fattibile, peccato non averci pensato prima. Qualcuno che è figlio e magari genitore e che poi ha continuato la vita di sempre, come se idee così non facessero scoppiare la testa. Perché destinare 10 milioni agli orfani dei femminicidi? Tradotto: perché buttare via soldi che sono meglio spesi nella detassazione della ceretta in hotel e nel supporto dei birrifici artigianali? Intuizioni di risparmio così sofisticate, che qualcuno in maniera sbrigativa ma efficace bolla come ‘bastardate’, restano nell’aria anche nell’auspicabile caso di una marcia indietro.

Influenzano l’umore, la fiducia, la rotta di una nazione. In Italia si registra un femminicidio ogni due giorni. Gli eredi di un padre assassino e di una madre assassinata sono orfani due volte. Al dolore delle doppia perdita devono aggiungere spesso il trauma della violenza subita. E il loro destino è appeso alla bravura di chi avrà in cura la loro anima. Ma sì, e quanto spostano questi ragazzini in termini di consenso, chi vuoi che ne prenda le parti? Tutti. Siamo tutti con loro e sentiamo nostro il loro tradimento, certi che destino peggiore non ci possa essere. Lo raccontava bene una zia che aveva in affido i nipoti di otto e dieci anni recuperati da quell’inferno e si sforzava di tenerne insieme i pezzi.

Gli orfani di femminicidio, diceva, hanno in sorte una matrioska di tragedie: mamma è uccisa da papà e lo Stato non fa da balia. Al dramma aggiungono il trauma dei reduci di guerra, solo che la battaglia è stata combattuta nel posto più sicuro del mondo. E vivono il disagio dei terremotati perché da un giorno all’altro perdono tutto a cominciare dalla casa. Di fronte a questo qualsiasi intervento compensativo appare inconsistente: l’unico modo efficace per aiutarli sarebbe lavorare sulla prevenzione, cioè fare di tutto perché la mamma rimanga viva. Però anche i soldi per potere studiare e permettersi lo psicologo aiutano. Chi ha pensato il contrario deve ammettere di avere sbagliato mestiere e smetterla con la birra artigianale.