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Jean-Claude Juncker controlla l'orologio (Ansa)

Autori di satira, vignettisti, umoristi di sicuro non perderanno la ghiotta occasione. Il presidente della Commissione europea Juncker ha annunciato con la solennità delle decisioni storiche che il cambio tra ora legale e ora solare verrà probabilmente abolito.
La volontà popolare si è espressa nella consultazione che ha avuto una partecipazione di ben 4,6 milioni di cittadini europei (su 500 milioni!). Le fonti ufficiali sottolineano compiaciute
che si tratta di un risultato record, superiore a ogni altro precedente. A far pendere la bilancia a favore dell’abolizione dello spostamento delle lancette è stato l’afflusso massiccio di votanti tedeschi, nordici e baltici che da tempo reclamavano il cambiamento epocale. D’ora in poi, se lo vorranno e se la proposta dellla Commissione riceverà il via libera dai 28, avranno un’ora legale di luce in più nei tetri pomeriggi d’inverno anche se la sudata conquista verrà pagata da un’ora di luce legale in meno al mattino. Per assicurarsi di avere anche il sole dovranno invece continuare a trasferirsi più a sud o indire una consultazione che lo preveda come allegato.

I popoli dei Paesi latini che invece hanno disertato la consultazione potranno comunque felicitarsi altruisticamente con i concittadini del nord e fare come gli pare, giacché la fine della grande armonia oraria stabilita nel non lontano inizio del terzo millennio consentirà a ciascuna nazione di scegliere come preferisce. L’ora legale d’ora in poi sarà infatti facoltativa o, meglio, sarà il primo promettente esempio di ri-nazionalizzazione di competenze comunitarie per la gioia di Orban, della Le Pen e del nostro Salvini.

Più perplessi che persuasi, i Cinque Stelle hanno deciso per non farsi scavalcare e aprire una loro consultazione – naturalmente online e solo per gli iscritti incensurati. L’enfasi di Juncker – secondo i maligni – sarebbe dovuta, oltre che all’indole gioviale del presidente e ai crepitanti drink che la corroborano, all’assenza nel suo bilancio annuale di altri risultati di pari portata. Volge così al tramonto una presidenza evanescente: sotto il tiro incrociato di Trump, di Putin e il fuoco amico dei nazionalisti l’Europa avrebbe avuto – e ancor più avrà nell’immediato futuro – necessità di dotarsi di una guida politica coraggiosa, solidale, creativa.

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