Per favore, fermiamo la ‘riformite’ acuta nelle regole del lavoro e della previdenza. Il rischio è di alimentare, ancora una volta, una non auspicabile e deleteria spirale di incertezza tra i lavoratori, le imprese, le famiglie. È una sindrome che ha riguardato, a volte a ragione ma soprattutto a torto, tutti i governi degli ultimi decenni. Appena nasce una nuova maggioranza e si avvia un governo diverso rispetto a quello precedente, scatta immediato il riflesso condizionato di rimettere mano al sistema di norme e di meccanismi che regolano due ambiti delicati e decisivi della vita delle persone, quello del lavoro e quello della pensione. Basta scorrere i programmi delle ultime coalizioni e, ancor più, passare in rassegna l’attività degli ultimi esecutivi per rendersi conto della quantità di norme e della correlata intensità dei cambiamenti, spesso rapidi e bruschi, ai quali famiglie e imprese sono state sottoposte nei settori indicati. Ora siamo di nuovo al punto di partenza.

Quota 100, il meccanismo che permette di andare in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi, è a rischio cancellazione dopo appena un anno di vita, quando nella legge di Bilancio (non sulla sabbia) è stato scritto che sarebbe durata fino al 2021. Si può discutere sui suoi effetti sulle casse dello Stato (per quanto la spesa sia largamente più bassa delle previsioni), ma non pare appropriato violare ogni anno il patto tra Stato e cittadino: ne va della stessa affidabilità delle istituzioni. Allo stesso modo, che senso avrebbe smontare il Jobs Act, più di quanto non abbiano già fatto non sempre con appropriatezza i giudici, per tornare al vecchio articolo 18, quando non conosciamo neanche gli effetti dei cambiamenti intervenuti solo nel 2015? Qual è il costo, anche in questo caso, dell’inaffidabilità dello Stato e dell’incertezza che si produce nelle decisioni delle imprese in termini di possibili nuove assunzioni, quando diventano imprevedibili e aleatorie le regole del gioco? Dunque, cari neo-ministri, calma e gesso prima di manomettere tutto a ogni giro di giostra: wait and see, non facciamoci male da soli.