Questa volta non ci saranno fair play e pazienza che tengano. Le vittime economiche e sociali dello "strano" (e, forse, inutile) lockdown a metà non faranno sconti al Palazzo, né poco né punto. E, nonostante tutto, deve essersene reso conto lo stesso Presidente del Consiglio se, nell’annunciare le nuove restrizioni, ha insistito sui ristori e sui risarcimenti da far confluire direttamente e immediatamente sul conto corrente dei più colpiti: ristoratori, titolari di bar e palestre, albergatori, per citare i primi fella lista, ma anche tutto il mondo delle partite Iva dell’indotto e dei servizi connessi. Insomma: questa volta i soldi servono tutti e subito. E non è detto che bastino per evitare la pandemia sociale.

L'"effetto Napoli" è davanti agli occhi di tutti e, al netto delle infiltrazioni teppistiche e criminali e delle doverose condanne della violenza, racconta di un ceto medio imprenditoriale e professionale sempre più arrabbiato, insofferente, stremato, sfiduciato, addirittura prostrato.

Ha ragione il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: la pandemia ha accentuato vecchie e nuove disuguaglianze. E tra le nuove ha fatto emergere anche quella che milioni di lavoratori autonomi e di giovani hanno vissuto come una radicale ingiustizia: la iniqua differenza di tutela economica assicurata dallo Stato ai suoi cittadini travolti dalla stessa, immane, tragedia.

L’emergenza Coronavirus, insomma, non è stata e non è uguale per tutti: i dipendenti pubblici hanno visto arrivare, comunque sia, lo stipendio pieno a fine mese, insieme con massicce dosi di smart working vero o virtuale; i lavoratori privati, al contrario, hanno dovuto fare i conti con i tagli retributivi e la cassa integrazione, arrivata per lo più in ritardo di mesi. I giovani con contratti a termine (saltati alla scadenza) o a partita Iva (senza più commesse) sono scesi rapidamente, dopo qualche sussidio, a zero euro, dovendosi affidare al welfare di nonni e genitori.

E’ il lavoro autonomo, imprenditoriale e professionale, che, però, a conti fatti, ha pagato e paga di nuovo il prezzo più elevato del drastico tracollo del Pil e delle chiusure delle attività. A fronte di cadute verticali di entrate e fatturati, commercianti, artigiani, ristoratori, baristi hanno potuto contare su aiuti limitati, per non dire, marginali, mentre bollette e affitti, onorari, tasse e contributi hanno continuato a allungare la lista dei debiti.

Dunque, la misura, oggi, è colma. E non c’è più spazio per mediazioni, sotterfugi, ritardi e rinvii, cavilli burocratici e decreti attuativi: Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri devono solo premere il pulsante del bonifico.