Governo e maggioranza (qui lo scontro Zinagretti-Renzi) appaiono ormai sull’orlo di una crisi di nervi. La seconda ondata dell’emergenza Coronavirus sta mettendo a nudo le contraddizioni di un assetto politico nato in altre stagioni e che fatica a reggere l’urto di una bufera senza precedenti. E così basta un Dpcm di mezze misure e mezze restrizioni per mandare in frantumi quella concordia dell’asse Pd-grillini-Conte, almeno apparente, che ha caratterizzato la prima fase della pandemia della primavera scorsa. Al punto che il provvedimento di semi-lockdown varato due giorni fa sembra figlio di nessuno. O quasi.

Lo sconfessa il viceministro della Salute, Pier Paolo Sileri. Lo mettono in discussione i grillini. Lo contestano i governatori, che, per paradosso, sono stati, però, i primi a sollecitare interventi drastici, salvo fare marcia indietro di fronte alle proteste delle categorie. Ma, soprattutto, è Matteo Renzi a bocciare le soluzioni trovate sui molteplici fronti, dalla ristorazione allo spettacolo. Insomma, nel pieno del ritorno della pandemia, non è certo quello che ci si dovrebbe e potrebbe attendere da una classe politica chiamata a condurre un Paese, piegato dalla durezza degli eventi, fuori dalla più grave tragedia del secolo.

E, invece, è proprio una sorta di scaricabarile tra ministri, governatori, leader di partito, quello che ci sta riservando uno dei più tragici autunni della nostra storia. Un tutti contro tutti che finisce per moltiplicare gli effetti devastanti del virus e che ci consegna il deprimente spettacolo di una maggioranza sbandata e di un complessivo scontro istituzionale di cui avremmo avuto l’estremo bisogno di fare a meno. Niente a che vedere, insomma, con quel tempo lontano dell’autunno del ’44, quando dietro la Linea Gotica e le trincee nella neve e nel freddo dell’Appennino c’era chi, nei partiti addirittura clandestini, lavorava e agiva per immaginare e costruire la nuova Italia del ’45.