Dare il giusto peso alle parole. Ci dimentichiamo spesso di questa regola fondamentale. Il grido "Libertà libertà" che da qualche mese a questa parte riecheggia nelle piazze "occupate" dai movimenti no vax e no green pass, più che un’invocazione alla libertà stessa, sembra invece un oltraggio. Libertà è una parola così grande e anche così sacra che urlarla in contesti come quello di Roma (e Milano) dell’altro giorno diventa una bestemmia. Come si fa, usando la logica, a sbraitare e cianciare di dittatura e di mancate libertà, quando si è liberi (forse perfino troppo, dal punto di vista dell’ordine pubblico) di manifestare e arrivare a un passo dai palazzi del cosiddetto Potere?

Come si può dimenticare l’aurea regola, semplice e tutt’altro che banale, che ci insegnarono i maestri alle scuole elementari: la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri? Perché il punto è proprio questo: liberi di criticare il Green pass, il vaccino e, perfino, anche di non vaccinarsi. Se avete la certezza però che nuocete solo a voi stessi: consapevoli comunque che è un costo che, in piena pandemia, la società paga con un considerevole numero di morti. Il problema però è che in una società aperta non nuocete solo a voi stessi, se non vi vaccinate, ma anche agli altri. Anche a chi il vaccino l’ha fatto e che ha la sacrosanta libertà (che vale quanto la vostra, né più né meno) di non essere contagiato. Ecco perché gridare libertà, guardando solo il proprio ombelico e suffragando l’argomentazione con disparate teorie cospirazioniste su presunte dittature sanitarie, rischia di essere più un delirio che un vero e proprio elogio alla libertà stessa.

E poi ci sono almeno altri due aspetti attorno alla richiesta di libertà urlata dai cortei. Il composito popolo sceso nelle piazze di Roma e Milano annovera tra le proprie fila in maggioranza estremisti di destra (organizzati) ma anche gruppuscoli di antagonisti di sinistra e anarchici che non hanno mai abbandonato un retaggio nostalgico che non ha nulla a che fare con la libertà. Infine noi che facciamo questo mestiere: il giornalista. È giusto impedire, anche alzando le mani (e non solo), a chi fa questo lavoro, di raccontare che cosa succede nelle piazze?

E soprattutto: è libertà?

Così ogni volta che dalle piazze, in questi ultimi mesi, si sente urlare "Libertà, libertà", viene in mente sempre un bellissimo pezzo di Francesco Guccini, "Quattro stracci": "Ma non raccontare a me cos’è la libertà?".