Un Paese travolto da una pandemia che ha fatto fino a oggi più di 80 mila morti avrebbe diritto ad avere un governo di alto e adeguato profilo. E la classe politica avrebbe il dovere di costruirlo. Qui e ora. Senza altri giochi, sotterfugi, camarrille di palazzo. Ma un governo di tale levatura non è e non può essere né il Conte-ter fondato su truppe di risulta del Senato né un governicchio tecnico-elettorale di corto respiro. Se davvero tutti o quasi fossero "responsabili" o "costruttori", come raccontano, dovrebbero dare vita a un esecutivo di larghissime intese retto da una personalità autorevolmente riconosciuta come guida della Nazione nella sua ora più buia.

Ci troviamo, invece, ad assistere al tentativo di Giuseppe Conte, esclusivamente politicistico e di arroccamento personale, di mettere insieme alla rinfusa un po’ di senatori senza più casa con il solo scopo di rimanere in sella. Ma, quel che è anche peggio, è l’approccio dei vertici del Pd (in ordine di importanza, Goffredo Bettini, Dario Franceschini e Nicola Zingaretti): è l’atteggiamento di un partito che ha rinunciato non solo alla vocazione maggioritaria, ma anche a quella istituzionale del Pd dei fondatori, per porsi come baluardo del contismo. A questa operazione fa enormemente comodo la retorica di queste ore di un Matteo Renzi sfasciacarrozze che, in dispregio dell’eccezionalità della stagione e degli interessi degli italiani, "fa cadere il governo migliore del mondo".

Al contrario, quando saranno cadute le polveri, non potrà non emergere un bilancio di questi mesi di gestione della pandemia da parte del governo dell’avvocato del popolo. E allora le magnifiche sorti e progressive appariranno, nel merito, sotto un’altra luce.

Basta aprire, del resto, due o tre dossier principali. Siamo arrivati alla seconda ondata della pandemia disarmati: l’app Immuni è stata poco meno di un giocattolo, il tracciamento dei contagi è saltato, il potenziamento delle strutture ospedaliere e della medicina del territorio una chimera scritta sull’acqua. Alla fine ci si è inventati, tardi e male, il meccanismo astruso dei colori, che ha finito per far impazzire cittadini e operatori economici, senza produrre risultati significativi nel contenimento di ricoveri e decessi. La gestione della riapertura della scuola si è rivelata come minimo fallimentare: del ministro Lucia Azzolina si ricordano i banchi a rotelle, del ministro Paola De Micheli l’assenza di uno straccio di piano sul potenziamento dei trasporti.

Insomma, il Conte-bis non è stato il governo modello, ma temiamo che ancora meno lo sarà un possibile Conte-ter.