Roma, 10 settembre 2018 - La puntualizzazione di Salvini è ineccepibile: il blocco delle navi è una decisione politica, non giuridica. Questo non scioglie il dubbio se nei comportamenti del ministro dell’Interno siano configurabili ipotesi di reato, ma pone la questione nei giusti termini, senza contrapposizione fra eletti dal popolo e magistratura inquirente. Ma poi Salvini rincalza e avanza l’ipotesi di abolire l’obbligatorietà dell’azione penale. Il tema è assai delicato e le procure avverse sia perché può aprire il varco ad una maggiore “presenza” del potere politico negli uffici inquirenti, sia perché l’alleato di governo, i 5 Stelle, hanno sempre fatto della tutela ad oltranza delle procure un cavallo di battaglia. E’ arduo pensare che sul punto fra Salvini e Di Maio si possa verificare un qualsivoglia compromesso. Sarebbe facile ipotizzare una convergenza Salvini Berlusconi. Ma questo scardinerebbe l’alleanza di governo che su questioni come quella posta da Salvini non si può proprio addentrare.

A questi dolori da convivenza difficile se ne aggiungono tanti altri. Accantonata, per ora e per paura dell’attacco degli investitori internazionali, l’allegra utopia dello sfondamento del deficit, continuano gli attacchi ispirati alla “decrescita felice” (in realtà sempre infelice) di Di Maio a snodi essenziali per il paese. Per il gasdotto (Tap), Di Maio dichiara che è già pronto un dossier di liquidazione sul tavolo del presidente del Consiglio. E la stessa linea riguarda l’alta velocità Torino Lione (Tav). Si spera sempre che si tratti di prolungamenti di campagna elettorale di un partito che, andato al governo e verificato che governare è cosa diversa dal protestare, non sa come uscire dalle proprie contraddizioni. Ma il timore è che scelte profondamente lesive degli interessi nazionali vengano assunte perché, come dice Di Maio, si debbono ascoltare le comunità locali. Questa è una logica per la quale non si farà mai niente, sacrificando l’interesse del paese ai mille particolarismi. Buon ultima trovata dei 5 Stelle, arriva l’abolizione dell’apertura festiva degli esercizi commerciali. I consumi sono in calo; la disoccupazione giovanile è stratosferica e 5 Stelle che fa? Chiude i supermercati la domenica. In pratica, cancella con tratto di penna migliaia di posti di lavoro oltre a quelli che cadranno col decreto “dignità”. La Lega di Salvini accetta? Il potere è un grande collante, ma fino a che punto?

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