Acquisti on line
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Io di domenica spesso lavoro. Lo fanno anche i poliziotti, i piloti, i medici, i vivaisti e se non mi venisse da ridere aggiungerei i calciatori. Abbiamo tutti una famiglia. E nessuno dei nostri si strappa i capelli se siamo attaccati a un computer o cerchiamo di andare a rete anziché infilare la forchetta nella lasagna. Quindi se davvero vogliono farci tornare al medioevo delle serrande abbassate nel giorno del Signore trovino un’altra scusa. Ho visto commesse felici, di domenica. Felici di lavorare. E magari di essersi tolte dai piedi per qualche ora lasciando ad altri il compito di sfamare la truppa.

La grande distribuzione nel giorno di festa è un spettacolo a cui non si può più rinunciare. Dentro l’allegra anarchia degli scaffali depredati e non rimessi a posto si comprende il senso balordo della vita, la sua impermanenza. Gira fra il prolasso di mele e la cicoria spettinata un’umanità pittoresca che altrimenti non osa. E’ un tempo ciabattone di tute infilate al volo sopra al pigiama, di occhiaie e scelte eccentriche. Di domenica si comprano il sushi, il profumatore per ambienti allo zenzero e il cioccolato extra noir. Di domenica si punta in scarpe da running verso la gastronomia, affamati come squali, come se avere fatto dieci chilometri giustificasse l’acquisto di sedici alette di pollo da consumare direttamente in macchina.

Andare a fare la spesa di domenica resta un accadimento commerciale speciale e un po’ tamarro, la cosa più integrata con il tipo di esistenze che conduciamo. Non ce l’ho fatta a comprare la carta igienica venerdì? Vado domenica e magari prendo anche la nuova ricarica rasta del mocio. E’ così che l’umanità progredisce. E riempire il frigorifero non basta. Di domenica vogliamo acquistare scarpe, copridivano, uccelliere. Pretendiamo un pesce nuovo nel vivaio e un’orchidea. Indietro non si torna.