Il presidente Mattarella al 70esimo della Nato (ANSA)
Il presidente Mattarella al 70esimo della Nato (ANSA)

Il presidente Mattarella al 70esimo della Nato, due giorni prima sempre Mattarella e la presidente Ue Ursula von der Leyen al discorso sullo stato dell’Unione. In mezzo Aukus, la nuova "Nato del Pacifico" cui hanno dato vita Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia con un "patto" che è più di un semplice accordo di consultazione ma un primo passo per una nuova governance dell’area indo-pacifica. Ovviamente in funzione anticinese.
Ecco, c’è un filo rosso che lega gli avvenimenti di politica internazionale di questi ultimi giorni, e che discende dai nuovi assetti della geopolitica mondiale che si stanno delineando e che sono direttamente legati - un po’ causa e un po’ effetto - a quanto accaduto a Kabul un mese fa. Mattarella alla celebrazione Nato è in qualche modo tornato a chiedere un innalzamento della difesa Ue, spiegando che essa "rafforzerebbe anche la Nato", cercando quindi di "tranquillizzare" gli Stati Uniti circa la nascita di una forza europea.

"Un esercito europeo - pare dire il presidente - non è in contrasto con l’alleanza, anzi ne è complementare". Stessa cosa aveva detto sempre Mattarella due giorni fa, facendo eco a quanto affermato dalla von der Leyen. Un’esigenza, quella di una forza di difesa europea, ormai avvertita da tutti i partner. Anche perché, e qui veniamo alla nascita di Aukus, gli Stati Uniti paiono aver scelto il palcoscenico indo-pacifico per concentrare i propri sforzi e i propri interessi. D’altra parte è naturale: una volta il nemico era l’Urss, per cui la trincea era l’Europa e le armi erano concentrate lungo la cortina di ferro.

Adesso la minaccia viene da est, dal Dragone cinese, quindi le forze si ammassano in quel teatro. Come al risiko, quando si prendono i cannoni e si spostano nel tabellone da uno stato a un altro. La conseguenza è che l’Europa per contare deve fare da sola, ed è quindi a una svolta. Ma siccome "la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi", come diceva il generale prussiano Carl von Clausewitz, ciò che manca all’Europa non è un esercito, ma una politica comune.