Gridare all’invasione o impostare la politica sui migranti solo sulle battaglie legate alle singole navi, sono entrambi modi per non affrontare a fondo il fenomeno dell’immigrazione. Restano perfetti palcoscenici per la propaganda politica, inutili però se si vuole iniziare a cercare soluzioni razionali. Chiunque prenda le redini dell’Italia dopo la bufera che sta facendo affondare il governo Lega-5 Stelle dovrà occuparsi in maniera matura dei migranti. Intanto occorre stemperare la tensione, evitando di parlare di invasione (le invasioni sono altro, hanno un significato anche militare) per non creare reazioni xenofobe o violente dettate dalla paura. Bisogna però anche smettere di tenere la testa sotto la sabbia. I flussi, seppure calati, saranno inevitabili per anni. Non lo dice un partito, lo dice la demografia.

Si tratta di affrontare problemi globali cercando anche soluzioni locali. Battersi per fare sbarcare i migranti è uno slancio umanitario giusto ma insufficiente – e persino ambiguo – se le istituzioni di un Paese non si battono con altrettanta foga e con altrettanta severità sul piano giudiziario quando questi migranti finiscono in mano ai caporali, a raccogliere pomodori per pochi euro, sfruttati, umiliati, relegati in ghetti abusivi fuori dalla legge, inglobati nella delinquenza.

Fare sbarcare i migranti salvati in mare dalle navi Ong o della guardia costiera è un gesto giusto e umano, ma non può essere l’unico. Altrimenti diventa un boomerang. 
Anche la Germania, che ha accolto tra 2015 e 2016 oltre un milione di profughi, ha dovuto mettere a punto e ricalibrare le sue leggi sull’asilo e sull’integrazione. Ma lo ha fatto. Con giustizia e severità. Ha investito nell’integrazione (dai corsi di lingua ai percorsi di inserimento nelle comunità) perché sa che i problemi di convivenza non nascono quando si incontra il collega di origine straniera o i genitori dei bimbi stranieri che condividono la stessa scuola. L’ansia e la paura scaturiscono – inevitabilmente – quando ci si trova a convivere con persone lasciate in strada, senza regole, senza doveri né diritti. Salvare i naufraghi in mare non basta se quelle stesse persone sono poi lasciate naufragare nelle nostre città.