Dire che il papa ha dato un assist a Di Maio sarebbe blasfemo e falso. Sia perché il pontefice si è rivolto a tutta l’Europa, non solo all’Italia, col suo richiamo ad accogliere i 49 migranti della Sea Watch e della Sea Eye; sia perché al papa interessa solo il risvolto cristiano della questione. Ma se leggiamo la polemica fra Salvini e Di Maio come avvio della campagna elettorale per le Europee di maggio (poveri noi!), è indubbio che il papa abbia involontariamente confermato che le dichiarazioni di Di Maio interpretano i sentimenti di una parte dell’opinione pubblica. Che poi il conflitto sia in atto e che sia molto condizionato dalla propaganda lo dimostrano le espressioni usate dai due contendenti. Salvini si sofferma su due punti: primo, «gli alleati parlino, ma decido io»; secondo, «porti chiusi, sbarrati».

Di Maio ne contrappone altri due: primo, «decide il governo»; secondo, «sì ad accogliere donne e bambini». Evidente l’inconciliabilità di queste due posizioni. Salvini continua a costruire la propria popolarità con l’immagine dell’uomo forte. Potrebbe subire un’altra sconfitta, come nel caso della nave Diciotti, ma non se ne cale più di tanto: gli serve per incassare consensi. Di Maio ha intuito che una posizione aperturista può intercettare il consenso del mondo cattolico. E la sbandiera, utilizzando l’argomento utile sia per riscaldare il cuore dei connazionali, con la delimitazione dell’accoglienza a donne e bambini (ma separiamo i padri dalle madri e dai figli?), sia per evitare lo scontro diretto con Salvini.

I caratteri puramente elettorali sono evidenti. Intanto, il presidente del Consiglio, cui spetterebbe di decidere, tace. Infatti, non può entrare nella campagna elettorale fra 5 Stelle e Lega. Poi, il conflitto fra i due, pure se inconciliabile, non porterà a nessuna crisi. Solo un teatrino, avrebbe detto in altri tempi Berlusconi. Infine, non c’è alcuna volontà di Di Maio di risolvere il problema. Infatti, non si può chiedere a Malta di fare sbarcare i migranti dichiarando contemporaneamente di voler «dare uno schiaffo morale a Malta». Un controsenso.

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