Università o lavoro? È l’interrogativo che da tempo arrovella i ragazzi (e le loro famiglie) alle prese in questi giorni con la maturità (ops, l’esame di Stato). Nati sotto il segno del nuovo Millennio dovevano avere un futuro scintillante davanti. Invece, rischiano di finire come ‘I rassegnati’ descritti da Tommaso Labate: traditi all’ultimo rigore. Come quello sparato sopra la traversa da Baggio nella finale mondiale di Usa ‘94.

Eppure, quando avevano solo sei anni, tutto sembrava sorridere per loro con quel rigore segnato da Fabio Grosso nella finale di Berlino. E la parabola di Grosso, arrivato in serie A quasi per caso (grazie a un’intuizione del vice di Serse Cosmi, Palazzi), sembrava garantire un destino segnato positivamente. Ma talvolta le traiettorie della vita prendono percorsi strampalati. Così i maturandi di oggi rischiano di rimanere schiacciati nel limbo di un domani decisamente incerto. Se, per chi li ha preceduti, l’Università rappresentava il percorso necessario per aspirare a un lavoro migliore di quello dei loro genitori, oggi le cose sono decisamente diverse. Con la progressiva ‘liceizzazione’ degli atenei, infatti, non solo si è livellata verso il basso la formazione dei neo laureati, ma anche il loro numero è aumentato a dismisura.

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Così, adesso, la laurea non è più garanzia di un lavoro assicurato e di uno stipendio adeguato (chiedere a giovani avvocati, architetti, commercialisti e persino ai medici, che pure hanno beneficiato del numero chiuso). In un Paese fermo si salvano solo gli ingegneri. Purché siano usciti dai Politecnici. Perché la verità è che solo l’eccellenza è un passe-partout per un futuro scintillante. E per gli altri? O scommettono sull’idea geniale (magari con una startup), oppure possono riscoprire quei mestieri che, forse, con un eccesso di snobismo, i loro nonni e genitori avevano frettolosamente accantonato in soffitta.

Un 19enne lo scorso anno, dopo la maturità, è entrato in un’officina meccanica in Lombardia: stipendio netto mensile 3mila euro. E un’altra azienda è già andata a cercarlo. Con un’offerta ancora più allettante. Che sia questa la strada del successo? Tortuosa, ma ugualmente affascinante proprio, come quella di giocata da Fabio Grosso?