La prova generale della possibile nuova maggioranza Pd-grillini-Leu è andata in scena ieri sera a Palazzo Madama in un voto comune e vittorioso, solo apparentemente tecnico. Ma nella stessa Aula si è manifestata anche l’ultima, improvvisa e inaspettata, mossa di Matteo Salvini: il tentativo di sparigliare i giochi aderendo alla richiesta dei 5 Stelle del taglio dei parlamentari. La crisi politica, insomma, si fa sempre più convulsa e aggrovigliata, risultando ampiamente incomprensibile all’opinione pubblica per modalità, scadenze e azioni reciproche che somigliano a riti per iniziati, mentre le trattative e gli accordi veri avvengono dietro le quinte.

Di sicuro e ora più che mai non rimane che attendere che il bandolo della matassa finisca completamente nelle mani del Presidente della Repubblica. Toccherà a Sergio Mattarella dare un ordine al caos di queste giornate e verificare se e in che termini numerici e programmatici esiste una nuova base parlamentare giallo-rossa in grado di sostenere un governo politico di legislatura. O se, al contrario, l’orizzonte dell’esecutivo nascente, a quel punto istituzionale, debba essere limitato alla gestione delle elezioni anticipate. A meno che, ma saremmo davvero in presenza di esiti da fantapolitica, l’uscita del leader leghista (finito nell’angolo per effetto della morsa Pd-5 Stelle) non serva a riaprire una partita diretta con Luigi Di Maio dagli sviluppi imprevedibili. Colpi di scena a parte, siamo sicuri che il Capo dello Stato, tanto più dopo l’esperienza, rivelatasi fallimentare, del "contratto" tra Carroccio e Movimento, vorrà vederci molto chiaro prima di dare il via libera a un nuovo esecutivo politico tra forze che, per storia, programmi, stili e atteggiamenti, sono state e sono su versanti per molti versi opposti. Urge un governo al Paese, ma urge soprattutto che nasca per il bene del Paese e non per salvare lo scranno.