I casi sono due. O i nostri governanti ‘politicamente scorretti’ hanno inquinato persino la granitica educazione delle istituzioni europee, oppure questa educazione tanto granitica non era, una crosta pronta a sgretolarsi alla prima spallata. Sta di fatto che la difficile trattativa tra Italia e Ue sulla manovra, dopo il primo avviso di garanzia di Bruxelles continua a muoversi su due piani paralleli. Quello concreto, il più importante e in salita, con la pre-bocciatura comunitaria, il messaggio di distensione di Conte, la conferma che Roma può aprire qualche spiraglio, e una Commissione decisa a far rispettare le regole, ma anche intenzionata a non buttare a mare un fondatore di questa famiglia (troppo) allargata.

Domani Conte e Junker ceneranno assieme, e speriamo che i brindisi suggellino sobriamente un passo in avanti verso l’intesa. Sempre che tra un bicchiere e l’altro non si insinui l’altro piano, quello mediatico, condito di offese reciproche.

Ora, sappiamo bene che Salvini non è un damerino, e non lo vuole essere, e neppure Di Maio, pur in giacca e cravatta. Ma anche il più importante commissario europeo, Moscovici, non scherza affatto. In passato ci ha detto di tutto (xenofobi, piccoli Mussolini…), ieri dei ‘venditori di tappeti’, confermando che lui non è affatto Babbo Natale, e forse neppure ci crede. Certo, non sono stati in genere Moscovici o Junker a gettare la prima pietra. Ma non hanno mai mostrato di voler porgere l’altra guancia. Anzi. Allora, facciamo nostro l’auspicio del Governatore Visco che ieri a Firenze alla tavola rotonda dell’Osservatorio Giovani-Editori ha ricordato come «l’integrazione si fondi su rispetto e fiducia reciproca». Auguriamoci, insomma, che come spesso accade in queste commedie i toni si abbassino e questi piani restino paralleli, perché se si incontrano, le mani tese diventeranno pugni negli occhi. E il dolore si sentirà soprattutto nelle nostre tasche.