Diceva Giulio Andreotti che promuovendo un funzionario faceva 99 scontenti e un ingrato. La stessa cosa vale per le manovre economiche fatte in regime di povertà. Chi prenderà 40 euro al mese dal primo luglio prossimo non andrà per santuari a ringraziare il governo, mentre saranno in molti a lamentarsi a voce alta. I lavoratori autonomi, sospettati per ciò stesso di essere evasori, sono in rivolta per le fortissime restrizioni al forfait dei 65mila euro di reddito. Commercianti, artigiani e una fascia di professionisti temono di essere colpiti dalla riduzione del contante e dall’imposizione dei pagamenti elettronici. 

Gli industriali (e non solo) denunciano l’aumento dei costi per le tasse sulla plastica, i consumatori temono l’aumento dei prezzi. I proprietari di casa vedono ridotti i margini per l’aumento delle imposte sul canone concordato. Il forum delle famiglie lamenta la scomparsa del superbonus figlio di cui si era parlato. E così via. Che strilli l’opposizione, ci sta. Ma il problema è nella maggioranza. Quando faceva la finanziaria, Prodi doveva guardarsi da Bertinotti e Pecoraro Scanio. Ma allora i soci erano dodici seniores e altrettanti juniores (cioè senza incarichi). Adesso sono soltanto tre e fare opposizione dentro la maggioranza è un guaio serio. 

Da un lato si è creato l’asse Renzi–Di Maio che vuole smontare la manovra e rivedere gran parte delle norme controverse (e Conte ovviamente si rifiuta). Dall’altro un asse Conte-Zingaretti per contenere gli assalti del giovane ex premier che oggi alla Leopolda battezza il suo movimento. Il Convitato di Pietra è Salvini che nelle stesse ore proverà a riempire piazza San Giovanni in Roma, luogo di epiche adunate di opposizioni pronte a dare lo sfratto alle maggioranze pro tempore. Martedì sera, dopo lo scontro storico a ‘Porta a porta’, Renzi e Salvini si sono salutati con molta cordialità. Hanno infatti l’obiettivo comune di mandare a casa il presidente del consiglio. Salvini per andare ad elezioni, Renzi per eliminare un pericoloso concorrente come candidato premier. Renzi non vuole votare: è ancora troppo debole e tenta Di Maio con l’esca di palazzo Chigi al posto di Conte. Ma Zingaretti non è sciocco. Se Renzi facesse cadere il governo, chiamerebbe lui le elezioni con Conte candidato premier. I casi della vita: Di Maio impose Conte a Zingaretti che ora lo difende anche dalle insidie di Di Maio. Così è (se vi pare).