A chi serve la manovra impostata dal governo italiano? Nel nome ridondante e giacobino scelto soprattutto dai 5 Stelle per venderla sulla piazza elettorale, la manovra dovrebbe servire al «popolo». Ma se qualcuno racconta al «popolo» quali sono i rischi neppure troppo nascosti nella legge di bilancio e le conseguenze sulle tasche patite finora, ecco allora che il re è nudo.

Nella storia italiana c’è sempre stata una perfida Albione che non riconosce l’italica virtù. Oggi nel mirino ci sono le istituzioni europee e quelle internazionali. Hanno inanellato errori, ma oggi nessuno a Bruxelles o a Washington, dove ha sede il Fmi, vuole imporci politiche affamatrici. Ci chiedono solo di riformare questo paese in senso moderno (e quindi con infrastrutture efficaci: leggi Tav, ponti che stanno in piedi, strade che non franano), di attuare politiche di sostegno alle classi povere che non alimentino lo status quo, di promuovere il lavoro e non l’assistenzialismo, di costruire un sistema fiscale meno oneroso ma più severo e giusto, senza insegnare agli italiani che è meglio fregare il simile, tanto prima o poi arriva il condono.

Ci chiedono di tagliare il debito non per assecondare i mercati, ma perché il debito è la zavorra dei nostri figli. Perché siamo uno Stato che spende più per pagare gli interessi sul debito che per fare investimenti. Se smontiamo la riforma delle pensioni, ci spiega il Fmi, non facciamo un dispetto ai mercati, ma aumenteremo «il fardello sulle giovani generazioni». E questo dovrebbe farci scendere in piazza come tutte le madamine di Torino. 

Eppure all’Europa ieri sera il governo ha risposto con un simil bluff. Saldi e previsioni di crescita non si toccano, sono le tavole della legge, contro tutto e tutti. Si promettono tagli, allora, si allargano le maglie del condono (altro che onestà onestà), si balena l’idea di valorizzare ciò che resta delle partecipate statali e vendere immobili dello Stato. Ma senza smontare l’impalcatura pericolosa.

Che cosa succederà ora? Bruxelles potrebbe rispondere con la procedura d’infrazione, ma è nulla rispetto agli effetti collaterali sul nostro futuro di una manovra d’azzardo.