Mi mancava la Manovra-Lego, una legge di bilancio fatta con mattoncini di misura diversa che aggiungi e togli, fai e disfi. Ogni rettangolino è una tassa. Togli l’aumento dell’Iva e metti la plastic tax. Smonti l’accrocchio sulle auto aziendali e aggiungi un virtuosismo fiscale su eco-pannolini e zuccheri. Attorno al tavolo ognuno allunga le sue manine, spinto da sensibilità politiche e dai suggerimenti dei sondaggi. Hanno costruito un castello e adesso, gli stessi, lo smontano. I giocatori sono i partiti di maggiorazna, già separati in casa, con una deriva di comportamenti bipolari che preoccupa. Persino il premier Conte, l’uomo che ha firmato con il ministro dell’Economia Gualtieri la bozza di manovra inviata a Bruxelles, oggi rimette mani alla sua opera. Troppe tasse, tagliamole, annuncia. Non importa se anche lui ha contribuito alla costruzione, all’accumulo di micro e macro balzelli. È la Penelope del Bilancio: tesse e disfa da solo. Fatto il castello, lo si assale con l’ariete degli emendamenti. Ma per una tassa tolta, un’altra entra: il numero dei mattoncini non cambia. I 5 Stelle sparano oltre 400 emendamenti, persino uno per ridurre l’Iva sui preservativi. Il Pd si allunga a 920, i renziani ne mettono sul piatto 240. Gioco pericoloso. Si rischia di smontare una manovra poco coraggiosa, nata più per difesa che per attacco, sicuramente senza il turbo per l’economia. Cucina povera, ma d’altronde se non si smontano i due pesi massimi (quota 100 e reddito di cittadinanza), si procede solo con i mini mattoncini. L’offensiva emendamenti mette a nudo i cento giorni di solitudine di un governo non amato dalla coppia di fatto che lo ha concepito. Più che una fuga d’amore è un triangolo borghese sfilacciato: si vuole stare al governo e all’opposizione, mariti e amanti. Sperando di salvare sia i conti ufficiali, sia i voti, la vera passione. Alla lunga non si regge.