Alla stretta finale della manovra i nodi irrisolti di una maggioranza, nata sull’emergenza anti-elezioni ma diventata velocemente e ambiziosamente organica, vengono tutti al pettine. E sono davvero troppi. Deflagrano le contraddizioni identitarie di bandiere frettolosamente issate senza il supporto delle risorse necessarie per farle sventolare.
Ora, che la politica economica dell’anno primo del governo giallo-rosso non potesse essere espansiva, lo sapevano fin dall’inizio tutti i leader dei partiti dell’esecutivo d’agosto, a meno di non compiere scelte coraggiose e sacrosante, ma escluse dallo stesso Dna della forze di maggioranza, sul fronte dei tagli alla spesa. Peccato, però, che questa semplice verità sia stata di fatto negata da tutti i protagonisti della partita, a eccezione dei renziani che hanno posto l’esigenza di concentrarsi solo sulla sterilizzazione dell’aumento dell’Iva e di mettere fieno in cascina, anche cancellando Quota 100, per una riforma dell’Irpef dal prossimo anno.
Pd, grillini, la sinistra, però, hanno respinto al mittente, quasi fosse una provocazione irricevibile, l’impostazione 'minimalista', eppure realista, di Italia Viva, tentando l’impossibile impresa di salvare interamente le bandiere ideologiche di ciascuna squadra e, dunque, di mantenere l’anticipo pensionistico e il Reddito di cittadinanza, di tagliare il cuneo fiscale in modo che l’effetto potesse sentirsi nelle tasche dei lavoratori, di introdurre il salario minimo, di abolire il super-ticket, di varare un piano per gli asili nido e per la casa. Senza aumentare le tasse, almeno senza farlo vedere, e senza tagliare la spesa.
Via via, però, che ci si è avvicinati al redde rationem sulle coperture finanziarie, la realtà degli aridi numeri e delle scarse risorse disponibili ha fatto premio. Ma nessuno degli attori in campo sembra voler rinunciare al vessillo scelto, per quanto lacerato. Un atteggiamento che, però, rischia di produrre vantaggi risibili, al limite della beffa, per famiglie e imprese. Nessun beneficio per la crescita e l’occupazione. E un sicuro effetto boomerang per lo stesso governo.
Un bagno di concretezza in extremis sarebbe benvenuto.