Medici (Foto Crocchioni)
Medici (Foto Crocchioni)

Chi più chi meno più o meno tutti abbiamo un figlio, l’amico di un figlio o qualche giovane parente che ha tentato l’esame di ammissione a medicina senza riuscirci. Lunghe attese, code fuori dalle università, test impossibili che si iniziano a preparare anni prima, che si ripetono l’anno successivo e nel frattempo ci si iscrive a facoltà affini. Giusto, viene da pensare, in fondo tanti vogliono pronunciare il giuramento di Ippocrate ma ci sono pochi posti, gli ospedali sono affollati più di camici bianchi che di pazienti. Poi apri i tg e scopri che il ministro della Difesa pensa a inviare medici militari negli ospedali perché i dottori mancano, che stiamo per importare camici bianchi dalla Romania o dalla Spagna, e insomma ti rendi conto che qualcosa non torna: se ci sono pochi dottori, perché impediamo ai nostri ragazzi di coronare la loro aspirazione? L’inserimento nel mondo del lavoro va programmato, giusto, ma va programmato bene. A tutela dei giovani e in questo caso anche degli anziani, che si ammalano e non hanno dottori. Il paradosso è che molti degli studenti respinti ai test italiani sono dovuti iscriversi a facoltà di medicina in Spagna o Romania, appunto. Finirà che li riprendiamo, in quota stranieri.