C’ERANO UNA VOLTA i cattivi maestri. I Toni Negri, tanto per fare un esempio, gli intellettuali che in qualche modo alla fine degli anni ‘70 (ma non solo) coprivano ‘culturalmente’ l’estremismo rosso che a volte sconfinava nel terrorismo. Adesso ci sono le cattive maestre. Lavinia Flavia Cassaro è una di queste. Lei ha un obiettivo nobile: debellare il fascismo. Dunque, prima di tutto, un’informazione: l’impresa è riuscita da oltre 70 anni, con esiti stabili. Poi una constatazione. Siccome scrive nel suo blog che vorrebbe sconfiggere le camicie nere, appunto, non il singolo poliziotto, evidentemente pensa che messi tutti assieme, i poliziotti, le forze dell’ordine in generale, siano i garanti, i complici, del ritorno al regime. Per questo l’altro giorno ha augurato di morire agli uomini in divisa che le impedivano di andare a contrastare il fascismo (un meeting di CasaPound in un albergo). Lei dice che a scuola non fa propaganda. Molto gentile. Ma per i suoi allievi lei è sempre la signora maestra, in aula e in piazza; quindi, la sua coraggiosa impresa partigiana ha rappresentato comunque un insegnamento, un riferimento, forse anche un modello. O no? Allora, facciamo finta che non ci sia la campagna elettorale a cui tutto ora viene riportato. Prendiamo il caso così com’è, oggettivamente, come si deve porre all’attenzione delle autorità scolastiche che hanno aperto un procedimento disciplinare. Domanda. Precaria o non precaria che sia, è giusto che lo Stato continui ad affidare un ruolo educativo a una persona che considera nemici da uccidere altri dipendenti dello Stato che rischiano la pelle per difendere la sua sicurezza e la nostra democrazia? Risposta. Sinceramente no. Renzi ne ha chiesto il licenziamento. Facciamo finta di non averlo sentito. E licenziamola.