E pensare che è diventato famoso per il tentativo (fallito) di far risalire a bordo Schettino. Adesso è il senatore-comandante De Falco che rischia di scendere a terra. È l’alterno destino dei naviganti, forse, soprattutto sotto un cielo in cui le Stelle cominciano a oscurarsi, e la nave sembra andare alla deriva. Brutto momento per il movimento di Casaleggio. Se non fossero il maggior partito di governo sarebbero fatti loro, così, invece, sono anche e soprattutto fatti nostri. Disuniti, litigiosi, rabbiosi. Non per i due o tre dissidenti saliti agli onori della cronaca per aver bocciato il condono per Ischia. Piccoli numeri se non fossero la punta di un iceberg che ha l’aria di squagliarsi. Di fronte ai meccanismi interni, innanzitutto: «Terrorismo psicologico», dice la senatrice Fattori. Processi, espulsioni, votazioni fantasma: roba già vista in casa Grillo. Adesso che c’è di mezzo il potere, l’impressione è che il livello di tolleranza verso il dissenso si sia abbassato ulteriormente. Con la malizia di preparare il terreno della cacciata ipotizzando addirittura meschini interessi personali. Per farla semplice: De Falco se ne andrebbe dal gruppo per non versare il previsto contributo. Fango a gogò. Ma questo sarebbe niente, se sui bracieri ardenti non bollissero i dossier più scottanti del contratto di governo; roba già passata di cottura e respinta dai commensali di mezzo mondo, che però brucia nel gruppo dirigente e nella base liquida del web. Alimentata dal Che Guevara da Valtur Di Battista, e sull’onda di promesse-sciocchezze che hanno tutta l’intenzione (l’obbligo) di mantenere. Con il gasdotto non ce l’hanno fatta. Se ce la faranno con la Tav, ci costerà un pacco di miliardi e un passo verso il Medioevo. Quanto al reddito di cittadinanza, fa applaudire tutta Crotone e metà Palermo, ma anche rivoltare una fetta d’Italia stanca di pagare per loro. Questo e altro. Fino a che spread non ci divori. Sperando che non succeda. Ovvio. Ma con il rischio, finiti a terra, di non riuscire più a risalire a bordo.