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Libertà di pasto

di VIVIANA PONCHIA
Ultimo aggiornamento il 4 settembre 2018 alle 07:29

Chiedere agli italiani di lasciare il cibo fuori da scuola era una velleità. La riscossa del pasto libero lo conferma. Non è finita qui, non siamo bravi a chiudere una volta per tutte. Panino sì, panino no. Potremmo andare avanti per decenni a colpi di ricorsi e sentenze del Tar. E intanto, come sempre, sarà anarchia. Presidi intransigenti faranno volare tranci di focaccia dalle finestre. Scenderanno in campo i Nas per stanare zaini contaminati da una pizza ai funghi. Le assemblee degli studenti rivendicheranno per contro il diritto alla cucina da campo e i bidelli il dimenticato ruolo di vivandieri. L’igiene è sacrosanta. Ma ha ragioni che la condizione di studente prigioniero si rifiuta di onorare. Lo stomaco vuoto in classe è un ricordo ai confini con il trauma impossibile da elaborare. Il crollo glicemico iniziava attorno alle dieci mentre fra i banchi rotolavano brontolii gastrici. Nessuno era risparmiato ma tutti avevano la soluzione a portata di mano. Quante meravigliose schifezze sono entrate a scuola senza che il principio di autorità ne fosse indispettito. Nessuno è mai morto, bastava non macchiare di olio il Devoto Oli che poi andava rivenduto. Quello che usciva dalle cartelle era un capolavoro di ingenuità nutrizionale, il trionfo mattutino della pigrizia o della fantasia di una mamma. I più derelitti si placavano con i primi pacchetti di cracker monoporzione, ridotti a segatura dallo sbriciolamento e trangugiati a testa in su. I più invidiati sfilavano dallo zaino pane burro e zucchero, il massimo dello sballo. Il rituale prendeva pieghe solenni con il Mottino, il panettone bonsai, e il Fruttino, l’assurdo quadrato di mela cotogna da azzannare dopo avere tirato il filetto rosso della confezione. La focaccia si comprava al volo per strada e l’imbarazzo dell’unto veniva compensato dai pezzi di sale grosso tra le fessure dei molari. La brioche era una e solo quella, beneaugurale, con la granella di zucchero sopra. Andava sistemata sulla sedia per poi schiantarcisi sopra fino a sentire ‘pouf’. Vinceva chi riusciva a schiacciarla meglio. Alle superiori il banchetto usciva da un armadio di alluminio in corridoio dove erano conservate anche le scope. Panini al crudo, al cotto, al salame e al formaggio: che sia benedetto il bidello Salvatore.
 

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