Quando si vuole accontentare un po’ tutti, alla fine, tutti hanno qualcosa da recriminare. Come insegna Platone, è la strada sicura verso l’insuccesso. Nel caso della prima legge di Bilancio giallorossa parlare di flop è un po’ ingeneroso. È più che altro una manovra che sposta poco.
Non spinge la crescita, non dà la scossa a un settore o a una categoria sociale, non traccia una rotta. Piuttosto distribuisce una serie bonus ma dissemina anche una pioggia di balzelli e rincari, micro tasse che vanno dalla plastica, ai trasferimenti immobiliari fino alla rasoiata sulle detrazioni per i redditi più alti (quelli dichiarati, ovvio). Insomma, per qualcuno le tasse aumenteranno.

Perché la coperta è corta, ci sono i ’debiti del Papeete’ (e non solo), si è deciso di non forzare la mano con l’Europa pur facendo 16 miliardi di deficit. Però... Si poteva fare qualcosa in più sul fronte dei tagli di spesa per dare una scossa fiscale, perché va bene combattere l’evasione ma senza dimenticare che le tasse in questo Paese sono troppe e la burocrazia soffoca le imprese. Da questo punto di vista, poi, l’impressione è che i lacci si moltiplichino e si stia diffondendo un pericoloso clima di ’presunzione di colpevolezza’ che taglia le gambe agli onesti. Insomma, con quei soldi lì non si potevano fare miracoli. Ma indicare una rotta sì. E invece, come ha denunciato lo stesso premier, la manovra è diventata terra di conquista dove infilzare le bandierine del quartetto di partiti al governo. L’unica misura che poteva avere un impatto vero, il taglio del cuneo fiscale, è un gattino nato cieco, rinnegato da molti, a partire da Renzi e Di Maio che lo avrebbero voluto diverso: il primo lo immaginava più pesante mettendoci sopra anche le risorse di Quota cento, il secondo ha spinto fino all’ultimo per destinare lo sconto alle imprese. 
La battaglia è appena iniziata e, come sempre, l’assalto alla diligenza verrà lanciato in Parlamento. Italia Viva sta già lucidando l’artiglieria e mine vaganti potrebbero essere sganciate anche dai Cinque Stelle squassati dai dissidi interni. Con i numeri così risicati al Senato, il generale Conte dovrà prepararsi a resistere a lunghe notti di assedio a Fort Alamo. Una cosa è certa: il volto della manovra da qui a dicembre cambierà ancora. Per ora siamo al ‘vorrei ma non posso’.