Nei giorni in cui l’Istat certifica un calo della natalità del 30 per cento negli ultimi 12 anni e la Confcommercio ricorda come la pandemia abbia bruciato un milione e mezzo di posti di lavoro e 130 miliardi di consumi, i partiti si dividono su Fedez, la lottizzazione della Rai e una discussa legge sui diritti civili. Tutte questioni importanti, per carità, ma per lo meno non nuove: di lottizzazione in Rai si parla dai tempi in cui la Rai fu fondata, e di una legge sulle discriminazioni legate all’orientamento sessuale da una ventina di anni. Che però il dibattito pubblico verta su temi come i diritti civili fa comodo a tutti, destra e sinistra.

Permettendo a ciascuno di ripercorrere sentieri identitari e marcare le differenze che altrimenti in tempi di governissimo finirebbero per annebbiare quei confini di cui l’elettorato in qualche modo sente il richiamo. Letta non può permettersi di schiacciarsi troppo su Salvini, e Salvini su Letta. Niente di meglio che una bella disputa sul gender, sulle libertà di opinioni, sulla famiglia tradizionale.

Un campo di battaglia che per il Pd potrebbe rivelarsi però estremamente pericoloso. I diritti civili sono un tema che a differenza di altri tiene unito il partito e per il quale batte il cuore di buona parte del proprio popolo, rappresentano l’incarnazione repubblicana di quell’ideologia del politicamente corretto ultima ridotta della sinistra mondiale. Ma sono solo una parte del patrimonio culturale della sinistra, pena ridurre il Pd a una sorta di "Partito radicale di massa". Il questionario che Letta ha fatto arrivare ai circoli ha infatti evidenziato come la parola più usata dai militanti è stata "lavoro", seguita da "Europa" e "giovani", che in qualche modo evidenziano la stessa preoccupazione, il futuro. Molto distaccate "sociale", "donnegenere".

Il grande popolo della sinistra, quella che una volta si sarebbe chiamata "la base", esprime cioè bisogni primari che hanno solo in parte a che fare con le battaglie della comunità Lgtb per affermare la propria visione del mondo e dei rapporti personali.

È abbastanza comprensibile che all’inizio del suo mandato Letta sia partito da quello che c’era, ossia una riaffermazione identitaria che passasse per temi un po’ dimenticati come lo ius soli, ma se non si vuole scadere nello scontato, nel conformismo culturale dal sapore un po’ elitario, serve adesso fare il salto di qualità e aggredire temi più scomodi: il lavoro, appunto, e non solo quello dei garantiti, la crescita che passa per forme di flessibilità finora sconosciute, e in fondo in fondo un nuovo modello di sviluppo che coniughi sempre di più i diritti con le opportunità. Altrimenti sarà solo banalità del bene.