Dico subito come la penso, a scanso di equivoci: non è vero che Antonio Conte ha buttato lo scudetto. Questo è un modo distorto di raccontare l’Inter e la sua stagione. Per dire, per mesi gli esterni della Beneamata si chiamavano Asamoah, presto disperso in infermeria, Lazaro, che fedele al nome resuscitava gli avversari, Biraghi e il pur valoroso Candreva. E in attacco, con Sanchez ai box, l’unica...

Dico subito come la penso, a scanso di equivoci: non è vero che Antonio Conte ha buttato lo scudetto. Questo è un modo distorto di raccontare l’Inter e la sua stagione. Per dire, per mesi gli esterni della Beneamata si chiamavano Asamoah, presto disperso in infermeria, Lazaro, che fedele al nome resuscitava gli avversari, Biraghi e il pur valoroso Candreva. E in attacco, con Sanchez ai box, l’unica alternativa al meraviglioso Lukaku e a Lautaro era il minorenne Esposito. Qualcuno oserebbe sostenere che l’organico Juve era dello stesso livello? Ma andiamo, bisognerebbe smetterla di giudicare un allenatore, sempre Conte, sulla base dei sentimenti che suscita. Il personaggio è ruvido, non di rado è simpatico come un pugno nello stomaco, eppure ha fatto un gran lavoro.

Di più. Io ci andrei molto cauto, con le valutazioni del campionato post Covid. Nel senso che questo, in Italia come all’estero, per una infinità di motivi non poteva essere calcio vero. Partite a raffica, orari impossibili, temperature folli, stadi deserti. Era inevitabile ripartire e finire in qualche modo la stagione, per carità. Ma a patto di prendere con le molle e con le pinze i verdetti del campo.

Per capirci. Se la serie A del dopo virus fosse lo specchio della realtà, dovremmo concludere che il Milan di Pioli vale lo scudetto e che la Lazio dell’affranto Lotito (giusto lui, teorico della ripartenza a qualunque costo: ah, la eterogenesi dei fini!) merita la serie B. Facciamo che sono due esagerazioni e non parliamone più.

Piuttosto, sperando di non vivere ancora le ansie da lockdown, qui conviene guardare avanti. In qualche maniera, grazie a Conte, a Gasperini e a Simone Inzaghi, abbiamo ritrovato una parvenza di equilibrio al vertice. Per anni, di fatto a Natale la lotta per lo scudetto era già in archivio. E invece abbiamo tutti bisogno, persino la Juventus!, di una competizione meno sbilanciata, perché altrimenti si può morire di ingordigia e di noia.

Ps. Poi, certo, la prossima volta contro il Bologna in 10 è meglio se sull’1-0 il rigore Conte lo fa tirare a Lukaku...