La guerra al terrorismo è finita. È finita il 15 agosto 2021. E ha vinto il terrorismo. Nessuno può illudersi che il regime talebano, all’ombra del quale maturò il duplice attacco di Al Qaeda a New York e Washington, non ridiventi un santuario della Jihad, della guerra santa agli infedeli cioè a noi. Ecco perché vent’anni fa al fianco degli americani c’eravamo anche noi italiani. Lo imponeva la nostra associazione alla Nato e lo imponeva la nostra sicurezza nazionale. Ebbene, la Nato ne esce a pezzi. La leadership americana anche. E così la nostra sicurezza, nel bel mezzo della pandemia regalataci dalla Cina. Quella scritta da Biden è una delle più umilianti pagine della storia americana.

Nemmeno in Vietnam fu così. In Vietnam c’era uno straccio di accordo di pace per il quale Kissinger e Le Duc To ebbero il premio Nobel. Da quell’accordo allo sgombero degli americani passarono due anni e non due settimane. Eppure gli elicotteri di Saigon divennero l’emblema di una sconfitta. Ora se paragonati ai disperati di Kabul che cascano dai carrelli degli aerei danno l’impressione di un ritiro ordinato e dignitoso. In fin dei conti Saigon era stata conquistata dai regolari nordvietnamiti. Kabul da bande di fanatici in stracci e Kalashnikov. Sul Vietnam, dopo 12 anni, Nixon disse: basta sono fatti loro. Sull’Afghanistan la stessa cosa dissero Trump e Obama. Trump, quando l’anno scorso mandò una delegazione a Doha per ‘’negoziare’’ una pace con un nemico che, nel suo fanatismo, non concepisce alcuna pacifica convivenza. Obama, quando richiamò in patria metà del contingente in Afghanistan e la totalità di quello in Iraq, aprendo le porte all’Isis. Me nemmeno George W. Bush si salva. Anzi.

Nell’ottobre del 2001 invase l’Afghanistan dopo il rifiuto talebano di estradare Osama Bin Laden. Si affidò al suo segretario alla Difesa Rumsfeld, il quale rispolverò la sciagurata strategia di McNamara e Kennedy in Vietnam, l’escalation. L’America combattè con una mano legata dietro alla schiena. In Afghanistan con tutte e due. L’opinione pubblica voleva andarsene. Ma non così. Ora il punto è un altro. Chi si fiderà ancora della parola di un governo americano? Biden – dice Robert Gate, ministro sotto Obama – non ne ha mai indovinata una in politica estera. E il Wsj si chiede: cosa sarebbe accaduto a Dunkirk nel maggio 1940 se Churchill avesse detto: basta guerre sul continente, ritiriamoci?

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