Il premier Giuseppe Conte
Il premier Giuseppe Conte

Il 12 dicembre 2020 questo giornale aprì la prima pagina con il seguente titolo: "Renzi pronto a far cadere il governo". E’ passato un mese e anche oggi potremmo riscrivere le stesse parole. Nel frattempo è stato, ed è, uno snervante tira e molla di ultimatum, penultimatum, offerte vere e offerte false, veline, mosse e contromosse, minacce, offese, il cui unico scopo è (stato) quello di costringere l’avversario nell’angolo. Renzi vuole l’estromissione di Conte-Casalino da palazzo Chigi come fine vero e ultimo della trattativa, Conte-Casalino si asserragliano a palazzo Chigi come se dalla loro permanenza alla guida del governo passasse il riscatto dell’Italia.

Conte sul Recovery plan: "Dobbiamo correre"

Il Pd – o i molti Pd che abitano al Nazareno – cambiano idea in continuazione. Dei Cinquestelle non vale nemmeno la pena di parlare.

Il gioco di entrambi i contendenti, Renzi-ConteCasalino, è apparso chiaro a tutti: logorare l’avversario, far in modo che il cerino della crisi resti colpevolmente in mano all’altro. Senza fare le verginelle, non stupiamoci troppo: la politica è anche narrazione del momento e tattica, da sempre. Il problema è che la recita andata in scena da più di un mese ha ridotto l’azione di governo alla tattica, e con la tattica non si va molto lontano specie in un frangente in cui la gente - e questa non è retorica - tra zone gialle, arancioni e ristori ha ben altro a cui pensare.

Il balletto in sostanza ha stufato, ed è bene che tutti gli attori in campo se ne rendano conto. Tutti. Inutile che Renzi o le sue ministre ripetano ogni giorno "il governo è finito", ma poi non si dimettano; finché stanno dentro non è finito. Inutile che il premier sposti sempre più in là la deadline del regolamento dei conti o il suo portavoce faccia uscire veline velenose contro quei partner ai quali egli formalmente offre collaborazione. Si tratta solo di una presa in giro. Abbiano tutti e due il coraggio delle proprie azioni, Renzi traendo le somme dall’atteggiamento di un premier che sostanzialmente non ha ceduto molto rispetto a quanto richiesto (servizi, gestione delle risorse, vero reset della squadra di governo per consentire una ripartenza adeguata) e Conte, da parte sua, andando in parlamento a verificare o meno l’esistenza di una maggioranza alternativa ai renziani.

E’ il momento di porre fine a un ipocrita gioco dei quattro cantoni, la gravità della fase che stiamo vivendo impone scelte e non dilazioni. Anche a quel Pd che finora ha messo la testa sotto la sabbia, rinunciando con atteggiamento suicida ad assumere l’iniziativa politica colpevolmente lasciata a Renzi e legandosi invece mani e piedi all’uomo che un anno e mezzo fa firmò i decreti Salvini e si dichiarò più trumpista di Trump.