C’era una volta l’Educazione civica a scuola. Quell’ora o più che avrebbe dovuto aiutare i ragazzi a diventare cittadini, se non buoni, quantomeno «informati». Sappiamo bene quale era l’andazzo: o era completamente negletta o si trasformava in ricreazione aggiuntiva. E verrebbe da dire che i risultati, a considerare il senso civile degli italiani, si sono visti. Sappiamo bene anche come è finita: per nascondere il fallimento s’è pensato bene di dare una riverniciata all’insegnamento fantasma.

Scuola, un'ora a "lezione di vita 4.0"

Lo si è rinominato Cittadinanza e Costituzione. E per dare un tocco di modernità è stato reso trasversale alle altre materie e affidato a «percorsi – progetti – itinerari condivisi», «connessi e correlati all’autonomia delle singole scuole». L’effetto? Nel Paese del Gattopardo, è stato quello ottenuto con la vecchia Educazione civica, la Cenerentola dell’orario scolastico. E che questo sia lo stato delle cose non lo negano neanche i presidi, i dirigenti degli istituti e gli stessi professori. Dunque, volendo fare sul serio con la nostra proposta di un vero insegnamento di Educazione dei giovani contro la violenza, quel che serve è lasciare da parte i riti astratti e le ideologie vuote e puntare a introdurre un’ora, due, ogni settimana. Integrate nell’orario scolastico e non lasciate all’iniziativa di qualche preside, dirigente scolastico o insegnante di buona volontà. Uno spazio obbligatorio, prescritto. Come lo è, a seconda dei casi, una vitamina o una medicina, quando si tratta 
di irrobustirsi o di curarsi.