Non bastano due stilettate di Higuain, un comodo 2-0 dopo soli 8 minuti e due rigori a favore per rivedere una Juve degna dell’Europa. Il Tottenham, senza scomporsi mai, diventa inesorabilmente padrone del campo e costruisce un’incredibile rimonta che vale il 2-2 finale. Ora sono proprio gli Spurs, con il colosso Kane e i deliziosi palleggiatori della trtequarti, i favoriti per i quarti di finale. E la Juve resta lì a meditare sui tanti assenti che condizionano le scelte di Allegri (Matuidi, Cuadrado Dybala) e la necessità di trovare un equilibrio tattico credibile per le prossimne sfide di Champions: quello che è mancato totalmente nella sfida con il Tottenham.

Sospesa fra coraggio tattico e paura, la Juve non mostra mai un'identità precisa. Il 4-2-3-1 che fece la fortuna di Allegri un anno fa ha bisogno di un’interpretazione fatta di slancio totale, di corale partecipazione, di esterni che coprano la fascia e affondino con personalità. Cosa che nè Bernardeschi nè Mandzukic riescono a fare, mentre un deludente Douglas Costa prova a imitare Dybala nel ruolo di trequartista, concedendosi un’unica grande giocata: quella che procura il rigore del possibile 3-1 malamente fallito da Higuain.

Se Allegri ha rettificato in corsa il vecchio schema in un più prudente 4-3-3 è per mantenere in carreggiata la Juve. Serviva, e serve, più sostanza a centrocampo, dove l’assenza di Matuidi oggi pesa come un macigno. Così la soluzione folgorante di Higuain in apertura di gara e il raddoppio su rigore dello stesso Pipita restano lampi di genio e di agonismo fini a se stessi. Perchè poi il pressing di avvio si spegne. La Juve lascia troppo campo al Tottenham, si ritira fin sulle soglie della propria area e avvia un solo contropiede folgorante per Higuain. Gli Spurs, con i tecnicissimi Lamela, Alli ed Eriksen prendono il sopravvento e il Tottenham può firmare una rimonta che vale oro.