Massimiliano Allegri e Andrea Agnelli (ANSA)
Massimiliano Allegri e Andrea Agnelli (ANSA)

Mi sono sempre chiesto che cosa possa pensare un personaggio famoso che vede la Borsa schizzare in alto quando l’azienda che guida decide di licenziarlo. E’ accaduto a Massimiliano Allegri, ormai ex allenatore della Juventus, è accaduto tante altre volte in passato anche recente a manager, grandi banchieri e capitani d’industria. E’ successo anche nel caso di persone che passavano a miglior vita e chissà se il malcapitato di turno abbia avuto la possibilità dall’altro mondo di osservare il listino di Piazza Affari salire mentre la bara scendeva, e se di là la prospettiva sia la stessa. Poco probabile.

Le dinamiche della Borsa sono diverse da quelle del mondo normale, lo sappiamo, i giudizi degli stockholder differenti da quelle degli addetti ai lavori - per quanto in questo caso è probabile che Andrea Agnelli non sia stato troppo contento del lavoro del tecnico livornese - ma obiettivamente non deve solleticare l'orgoglio vedere che alla notizia della tuo forfait sono in molti lì pronti a stappare lo champagne. I tifosi magari si saranno divisi, gli azionisti no. La vanità è parte della natura umana, specie dopo aver ottenuto successi su successi, e ti aspetti sempre un tributo. Che a volte arriva e più spesso no. E allora ci rimani male. A meno che tu saggiamente e un po’ anche cinicamente non ti sia imbottito il portafoglio di azioni su te stesso. Una sorta di assicurazione della tua morte. Sportiva o professionale, si intende.