Il diavolo nei dettagli

di Davide Nitrosi

Lavoro, una foto d'archivio (Ansa)
Lavoro, una foto d'archivio (Ansa)

Roma, 1 settembre 2017 Magari potessimo solo esultare. A consigliarci cautela sono i dettagli. Primo: gli occupati tornano a quota pre 2008, ma pure la disoccupazione cresce, 35,5% la giovanile, 11,3% quella generale. Il secondo dettaglio è la la qualità dell’occupazione: 500mila nuovi posti nel 2017 sono a tempo determinato, precari, e poi donne e giovani faticano ancora a trovare lavoro. Terzo, il dato degli over 50 occupati; in crescita, sì, certo, ma grazie alla legge Fornero che ha rinviato la pensione. Giusto quindi parlare di inversione di tendenza, ma guai a stappare champagne. Per collegare la ripresa all’occupazione serve altro, come insegna la Germania dove la disoccupazione è al 3,5%. In Italia sarà vera gloria quando vedremo non solo aumentare gli occupati, ma calare la disoccupazione, segnale che il mercato del lavoro offre posti in numero adeguato a chi si mette in gioco. Per raggiungere questa spinta occorre che le imprese crescano, che siano competitive in qualità e costi, e trovino personale adeguato alle loro esigenze. Non basta solo snellire le normative sul lavoro, ormai è necessario ridurre la tassazione alle imprese, promuovere l’innovazione (bene Industria 4.0), collegare la formazione al mondo produttivo, potenziare la scuola, garantire la stabilità politica e la fiducia dei mercati. C’è un solo bonus in grado di fare la differenza: un Paese solido, efficiente e capace di crescere senza doping.