E se anche quest’anno poi passasse in un istante, con i cantieri fermi e le grandi opere impantanate, la recessione che incombe e l’economia che ristagna, vedrete come diventa importante mettere una buona volta al centro dell’agenda politica l’emergenza infrastrutture. Purtroppo il tempo corre più veloce della burocrazia. L’annuncio di oggi, domani è ancora un’ipotesi. Sembra ieri – era febbraio – che il governo giallo-verde annunciava il decreto sblocca cantieri. Dovremo aspettare almeno il 2020, ha svelato l’Ance, l’associazione dei costruttori di Confindustria, prima di vedere qualche scavo in giro per l’Italia. E dire che lo sblocca cantieri avrebbe alzato dello 0,1% il Pil (un miliardo e settecento milioni circa) nel 2019 e dello 0,2% nel 2020. Le 749 opere bloccate in Italia messe assieme valgono 62 miliardi di euro e potrebbero generare quasi un milione di posti di lavoro: si capisce al volo quanto farebbe bene a tutto il Paese aprire i cantieri.

Il premier Conte, con un blitz ha dato il via libera alla Tav Torino Lione, ma il resto? Fermo. E non è tutta colpa dell’ex ministro Toninelli. Certo, il passaggio ideologico dalla decrescita felice alla consapevolezza che creare infrastrutture modernizza una nazione, è un notevole passo avanti per l’umanità. Ma la filosofia non basta di fronte alla burocrazia. Ora il ministro De Micheli promette di accelerare i lavori. Giura che i soldi ci sono e vanno solo spesi. Facile da dire, ma l’inghippo sta qui: non si riesce a spendere. Il grande masso che ferma la marcia dello sviluppo è un impasto di cavilli e leggi assurde. Appalti complicati e ricorsi. Tar e azzeccagarbugli. Commi e bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli. Il sindaco di Milano, Sala, è stato condannato perché modificò le date di un appalto. A fin di bene, ha riconosciuto persino il tribunale. Se non l’avesse fatto l’Expo si sarebbe arenata. Chi ha il coraggio di fare il Sala 2? 
Prendete lo sblocca cantieri. L’iter è farraginoso. Stazioni appaltanti diverse, un gomitolo di pareri, dalla Corte dei Conti ai ministeri competenti. Il decreto definitivo è atteso entro il 15 dicembre, ma poi servirà la nomina dei 77 commissari – uno per ogni opera – da parte del ministero delle Infrastrutture. Vi rendete conto? C’è un moloch infernale che si mangia il futuro del Paese.