Non angosciamoci a capire perché è successo. Non facciamolo: sarebbe solo ipocrisia o cattiva memoria. Quello che si è appena chiuso, infatti, è un ‘normale’ weekend di sangue e di dolore sulle nostre strade. Qualche vittima in più del solito, forse. Dieci, dodici giovani. Abbiamo quasi perso il conto. Come ogni lunedì. Un sabato ‘normale’, al termine di una settimana che ha offerto tutto il campionario tipico di queste tragedie e delle loro cause. Con il funerale di Alessio e l’addio anche a Simone, bambino dimezzato dalla guida folle di un bullo ‘fatto’ e ubriaco. Con quel padre siciliano che ha postato un video prima di uscire di strada tra Mazara e Palermo; prima che un figlio morisse nell’incidente e l’altro fosse in fin di vita. Faceva più attenzione al cellulare o al volante? Chissà? A qualcuno dovrà rispondere. Magari a se stesso.

Comunque, eccoli qua, in fila, i tre complici conclamati delle tante, troppe morti che ogni anno si registrano sulla strada: stanchezza, sballo e velocità dopo una serata di divertimento; alcol e droga; telefonino. Allora, in attesa della solita contabilità di fine anno con oscillazioni purtroppo quasi sempre minime, vogliamo rinfrescare la memoria a chi di dovere per cercare di limare questi numeri da olocausto? Vedete: il Palazzo dice che ce l’abbiamo con loro in modo preconcetto. Spesso è vero. Ma siamo onesti. A cosa serve aumentare la pena per omicidio stradale, se poi nei tribunali esce sempre un minimo simile alle condanne precedenti? E ancora. Figuriamoci se interessa sapere da Salvini se tale Savoini ha cercato di portare rubli alla Lega. Appassionante. Ma a nessun Zingaretti o Di Maio viene in mente di chiamare in Senato il ministro degli Interni per sapere cosa fa per contrastare le stragi da asfalto. Perché non c’è dubbio che l’educazione è importante. Ma l’aumento dei controlli, delle pattuglie, degli etilometri, della dissuasione e della repressione lo è ancora di più. Ma non è roba che interessa. Come i morti sul lavoro. Mai visto un Parlamento e un governo mobilitarsi su questi temi come per Savoini. La patria è in pericolo? Forse. La nostra vita di sicuro.