Ci risiamo. Una tirata di droga, che leggera non è mai. Una bevuta in più, che è sempre una di troppo. Forse la velocità, certamente la paura, lo smarrimento. Un padre coraggio che telefona ai carabinieri: mia figlia deve aver combinato un disastro. Il solito film dell’orrore. E del dolore. Con una vita giovane persa nel buio di una strada. E un’altra vita altrettanto giovane segnata da un gesto criminale. Doppio. L’investimento, certo, ma anche e soprattutto l’abbandono della vittima. Ferito? Morto? Chissà. Di sicuro sarà questa la domanda che i parenti di Stefano si faranno per il resto della loro vita, e che si farà anche la sua investitrice. Troppo tardi. Il film dell’orrore ha già scritto la sua sceneggiatura, mentre è solo alle prime righe quella del dolore.

A chi osserva questa tragedia, e le tante, troppe tragedie che si consumano sulle nostre strade, restano solo due osservazioni. Primo. Ben venga l’introduzione della legge sull’omicidio stradale, con l’aggravante della omissione di soccorso, perché certi comportamenti non possono finire a tarallucci e vino come accadeva prima. Purtroppo alcune statistiche ci dicono che dopo una iniziale severità sta prevalendo la politica dello sconto, del minimo della pena. Male. Malissimo. Non si tratta di essere kattivi. Il problema è di far entrare nel cervello della gente, soprattutto dei giovani, il concetto che chi fa uno “sbaglio” di quel tipo deve pagare un conto salato. Conoscere la pena, significa sapere, ad esempio, che è doveroso fermarsi, chiedere aiuto, confessare, piuttosto che fuggire. Non solo per salvare forse una vita, ma molto più egoisticamente per prendere meno anni di galera. E se nella prevenzione può avere un ruolo importante l’educazione, altrettanto e di più lo ha la presenza delle forze dell’ordine. Non si tratta di militarizzare le strade, ma di presidiarle. È vero o no che appena si vede una pattuglia si alza il piede dall’acceleratore? Allora, meno alcol, meno droga, più gente in divisa. Le risorse? Per le cose che servono, si trovano. Se si vuole. Perché anche una vita di 25 anni ha un prezzo. Incalcolabile.