Contrordine, italiani! Il ciclone Covid non ci ha reso più buoni e tolleranti. Ha accentuato i divari generazionali. A sentenziarlo uno studio di TendercapitalCensis dal titolo emblematico: La silver generation nell’anno più nero. Tra i dati presi in esame nel difficile momento pandemico, balzano all’occhio alcune proiezioni statistiche: il 69,3 per cento degli anziani non ha sofferto la clausura, mentre solo il 23 per cento dei giovani dice di non aver patito le conseguenze del lockdown. La forbice (risentimento generazionale, tecnicamente chiamato) assume valori di tutto riguardo, quando le statistiche diventano comparative.

Così il 54,3 per cento dei giovani – erano il 35 un anno prima – pensa che lo Stato spenda troppo per la tutela degli anziani, quegli stessi che occupano (per il 74,1 per cento dei giovani) troppe posizioni di potere. Nel contempo, quasi il 70 per cento dei pensionati dichiara di aver accresciuto il proprio patrimonio nel corso della pandemia. Molti giovani, invece, hanno conosciuto la precarietà del posto di lavoro. La silver generation pare, poi, animata da una riserva di energia psichica che aiuta chi vuol ricominciare.

Insomma, nell’era post virus vista dal Censis, ci troveremo anche a riequilibrare le distanze con chi rappresenta il nostro stesso avvenire. Anche questa ricerca, eseguita ‘a caldo’ con la libertà che ha appena fatto capolino, va, però, interpretata. Proviamo a pensare che cosa avremmo fatto noi se, adolescenti, ci avessero costretto per mesi tra le mura domestiche, lontano dagli amici, dagli svaghi, dai fidanzatini del momento, dandoci dell’untore irresponsabile. È vero, nei momenti difficili è spesso l’egoismo a condizionare le scelte. Non me la sento, però, di biasimare i ragazzi che hanno necessità d’incontrarsi e scambiarsi esperienze, basi per la loro vita. Tanto più che, chiamati alla vaccinazione, diligenti, si sono presentati in massa agli sportelli, sebbene le perplessità sulla sicurezza dell’antidoto fossero concrete e consolidate. Sarò di parte, ma ricordo inoltre che gli auspicabili aiuti europei si chiamano Next generation recovery fund. Eppure, come nella peggiore vetero-politica, ci stiamo spartendo tra anziani la torta, senza chiedere ai nostri ragazzi di sedere a un tavolo per sapere in che mondo vorrebbero vivere. Forse è perché ho i capelli bianchi ma, fossi in loro, non mi sarei limitato a un sondaggio d’opinione, avrei messo in piedi un nuovo ’68.