Scrive Camus nella Peste: "Si dà il caso che le grandi tragedie per la loro stessa durata sono monotone. Nella seconda fase dell’epidemia la sofferenza aveva perso la sua dimensione drammatica, ed era questa la vera tragedia: l’abitudine alla disperazione è peggiore della disperazione stessa". Ci rende “placidi e distratti“, e non vediamo più. Non vediamo, adesso, che l’Italia rischia tra qualche mese di essere un Paese pericolosamente diviso in due. I vaccinati e i non vaccinati. È vero, le cose stanno andando particolarmente a rilento, e in gran confusione, e gli stop di Johnson & Johnson o Astrazeneca non aiutano.

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Ma mettiamo che all’improvviso tutto inizi a procedere in maniera sistematica, riducendo al minimo la volatilità dei tamponi, e assestando la nostra quotidianità sulle certezze dei vaccini. I vaccinati potranno andare al cinema e a teatro, secondo le ipotesi al vaglio del Cts in questi giorni, gli altri no. I vaccinati potranno accedere a luoghi e servizi e spostarsi da un Paese all’altro, grazie al nuovo utilizzo dell’app Immuni ipotizzato da Colao come passaporto vaccinale. Passaporto vaccinale, o "certificato verde digitale destinato a facilitare i viaggi tra gli Stati membri durante la pandemia Covid-19" la cui introduzione, in vista della stagione turistica, è oggetto del dibattito del Parlamento Europeo. Un Paese diviso in due. Perché una percentuale – pure decrescente – di non vaccinati ci sarà comunque. Non per scelta ma per forza: pure ipotizzando l’improbabilissimo pieno regime, a chi è più giovane il vaccino toccherà sempre più tardi. Oppure proprio per scelta: lo dice la Costituzione, articolo 32: "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge". Ovviamente il buonsenso, il rispetto per gli altri, le minime norme di civiltà, i minimi bagliori di coscienza impongono che ognuno di noi anteponga a se stesso la sicurezza della comunità: ma non possiamo ignorare che nella scelta di garantire servizi solo a chi è vaccinato, ci siano in ballo questioni di libertà costituzionali, e pure questioni di privacy, nonché il rischio di mettere in atto discriminazioni su minoranze, o di esercitare su di esse una surrentizia limitazione dell’autodeterminazione.

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"Al grande slancio indomito delle prime settimane – è sempre la Peste di Camus – era seguito un abbattimento: non rassegnazione, ma una specie di temporaneo consenso. Privi di memoria e di speranza, tutti si installavano nel presente. Non c’era più disposizione all’amore. Poiché l’amore richiede un po’ di futuro". E non ci può essere amore, né futuro, in un Paese diviso in due.